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Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano: tra il verde e l’azzurro
calcarea, che la differenzia sensibilmente rispetto alle altre isole
dell’Arcipelago. È anche da ricordare che si tratta di un’isola completa-
mente piatta e che anche a motivo della geomorfologia uniforme non esi-
stono corsi d’acqua o specchi d’acqua di alcun genere. Le formazioni più
antiche risalgono al Miocene superiore ma gran parte dell’isola di Pianosa
è attribuibile al Pliocene medio (Colantoni e Borsetti, 1973).
Si ritiene che la componente floristica sia soprattutto calcicola, termo-
fila e xerofila. Sono state censite 565 entità vascolari alle quali vanno
aggiunte 39 entità coltivate (Baldini, 2000).
Indubbiamente il lungo periodo di regime a colonia penale agricola che
dal 1857 si è protratto fino al 1999 ha apportato profonde modificazioni
in questo territorio che da un punto di vista strettamente ecologico non si
è certo giovato di tale destinazione d’uso.
Su Pianosa sono rimasti alcuni lembi di vegetazione naturale, in parti-
colare in prossimità delle coste, rappresentati da bassa macchia a lentisco
(Pistacia lentiscus L.), a olivastro (Olea europaea var. sylvestris L.), a ginepro
fenicio (Juniperus phoenicea L.), a cisti (Cistus sp.), a rosmarino (Rosmarinus
officinalis L.) e corbezzolo (Arbutus unedo L.).
Il leccio (Quercus ilex L.) è oggi una presenza assai rara mentre un
tempo si suppone fosse addirittura abbondante, tanto da essere oggetto di
tagli per legna da ardere e da costruzione (cfr. 1909-1910, Monti, 1998;
Foresi, 1999). Fra le specie arboree introdotte, Ailanthus altissima Swingle
risulta infestante. Insolita la presenza di Casuarina equisetifolia L. e anche del
gelso (Morus nigra L.), di Eucalyptus camaldulensis Dehnh., e di Acacia pycnan-
tha Benth. Tra le specie endemiche si ricordano Linaria capraria Moris e De
Not., Limonium planasiae Miller, Ophrys crabonifera Mauri.
Sull’isola di Pianosa sono stati effettuati alcuni rimboschimenti che ini-
zialmente occuparono, in varie comprese, circa 30 ettari di superficie
(Gatteschi e Arretini, 1989). Le specie impiegate furono soprattutto Pinus
halepensis Miller, e in misura largamente inferiore Pinus pinea L. e Pinus pina-
ster Aiton. Una parte considerevole della superficie occupata dai rimbo-
schimenti è stata percorsa dal fuoco di un incendio verificatosi nel 1982,
risultando gravemente danneggiata o addirittura distrutta. In particolare
nelle particelle più colpite dal fuoco si riscontra una modesta rinnovazio- .1
ne naturale di Juniperus phoenicea L., Rosmarinus officinalis L., Pistacia lentiscus oI-n
L., Cistus monspeliensis L. n
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