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Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano: tra il verde e l’azzurro
li e lungo le scarpate stradali.
Una sottolineatura meritano i rimboschimenti presenti sul territorio
elbano. Si è affermato che i rimboschimenti sul territorio dell’isola d’Elba
sono il risultato della politica sociale dell’ultimo dopoguerra più che il
risultato di un organico disegno. Gran parte dei rimboschimenti elbani
furono effettuati inizialmente con i Cantieri Scuola e, in seguito, grazie agli
interventi della Cassa per il Mezzogiorno. L’autorità forestale, consapevo-
le delle precarie condizioni socio-economiche in cui versavano gli abitan-
ti dell’isola, intraprese allora la via dei rimboschimenti di vaste superfici
nel territorio dell’isola, assicurando così il lavoro alla popolazione.
Soltanto alcuni piccoli nuclei di rimboschimenti con pini mediterranei,
localizzati soprattutto nel versante orientale dell’isola (Forte Focardo,
Cavo, ecc.), furono eseguiti nel periodo anteguerra. Intorno al 1930 furo-
no eseguiti altri rimboschimenti a M. Arco, M. Calamita, M. Perone e in
altre località. Tali nuclei storici dei rimboschimenti sono stati in parte per-
corsi e distrutti dagli incendi, sempre incombenti sul territorio elbano, in
parte presenti a tutt’oggi.
I rimboschimenti dell’Elba, ma in generale quelli dell’Arcipelago
Toscano, «sono quasi sempre di origine recente o addirittura recentissima.
Salvo rare eccezioni (in genere parchi e nuclei isolati) nessuno dei rimbo-
schimenti presenti attualmente nell’Arcipelago arriva ai cento anni di vita;
non solo, ma la stragrande maggioranza di essi non raggiunge nemmeno
i quaranta» (Gatteschi e Arretini, 1989).
Le specie impiegate sono: pino domestico (Pinus pinea L.), pino marit-
timo (Pinus pinaster Aiton), pino d’Aleppo (Pinus halepensis Miller), pino
insigne (Pinus radiata Don.), pino delle Canarie (Pinus canariensis Swet ex
Sprengel), abete odoroso d’America (Pseudotsuga menziesii Mirbel), pino
nero corsicano (Pinus nigra Arnold), cipresso macrocarpa (Cupressus macro-
carpa Gord.).
L’isola di Gorgona, l’antica Urgon, ricordata da Plinio, è stata definita
un gioiello naturalistico dell’Arcipelago Toscano (Moggi, 1990).
I primi studi sulla flora dell’isola risalgono al botanico Micheli nel 1704
(Pampanini, 1911) ma è nel 1840 grazie al Savi che viene redatto un primo
catalogo delle specie presenti su Gorgona. Più tardi il Sommier effettuò
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ricerche botaniche ma è grazie agli studi recenti di ricercatori
dell’Università di Firenze (Moggi et Al., 1990) che si conosce oggi il valo-
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