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La riconquista della natura per una nuova religiosità ecologica


            di maoismo con nazismo, di Nietzsche con Guevara, nel presupposto che
            per un reale sovvertimento dei valori si dovesse superare la barriera del-
            l’economicismo con i suoi portati del capitalismo e del socialismo. In que-
            sto nuovo quanto confuso ambiente trovava una certa fortuna il romanzo
            etnico Alce Nero parla, di John Neihardt, edito per la prima volta negli Stati
            Uniti nel 1932, ma che dovette il suo successo alla riedizione del 1962
            (University of Nebraska Press, Lincoln), dalla quale fu tratta l’edizione ita-
            liana del 1971 (Adelphi, Milano). Esso costituì la prima opera ampiamen-
            te divulgata in cui la figura del Pellerossa apparve come espressione di un
            mondo naturale armonioso in opposizione alla civiltà aggressiva e distrut-
            tiva del bianco, e si pose come una delle voci di avanguardia di un movi-
            mento che, nel fondare una nuova sensibilità e spiritualità, andava oltre la
            consueta dialettica politica. La difesa degli Indiani d’America fu infatti
            assunta nell’Italia degli anni Settanta da ideologie giovanili di varia tenden-
            za, e si tradusse nella teorizzazione di un nomadismo urbano (fattivo oltre
            che ideologico) inteso ora come sbocco ultimo della decadenza metropo-
            litana, ora come ricerca nostalgica di uno spazio perduto.
               Intanto assieme al naturale-anarchico delle culture nomadi degli Indiani
            d’America in Italia si scopriva la cultura degli altri Indiani, sia attraverso
            incerte esperienze estatiche, sia attraverso la rilettura di Hesse mediata
            ancora dal mondo americano, sia infine mediante il rapporto diretto con
            quel continente, raggiungibile attraverso un percorso allora abbastanza
            agevole, attraverso l’Iran e l’Afghanistan. Per quanto concerne l’ambito
            specificamente religioso, possiamo dire che nel nostro paese si seguiva un
            cammino non diverso rispetto a quanto avvenuto in ambito socio-politi-
            co: a una fase iniziale di ribellione alla tradizione ecclesial-borghese attra-
            verso i modi di una proiezione sociale del messaggio di Cristo, seguiva una
            progressiva rivalutazione del sacro come alterità assoluta. Questa prima
            fase, segnata dal riscatto attraverso l’impegno sociale, era stata determina-
            ta dai dettami del Concilio Vaticano II e dalla diffusione della Teologia
            della Liberazione (nata e forgiata nell’ambito della realtà dell’America
            Latina), che aveva prodotto l’affermarsi di una religiosità laica (il prete
            operaio), ovvero di un laicismo profondamente religioso (sindacalismo dai
            toni escatologici). Come fu estremamente forte, negli anni Settanta, l’im-
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            patto nell’America Latina del Cristo “liberatore” dai mali di una società
            ingiusta, di un capitalismo disumano, così apparve netto, a partire dalla
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