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La riconquista della natura per una nuova religiosità ecologica


            ritorno alla terra. Ampia sintesi di questa “Landvolkbewegung” e di posi-
            zioni affini è offerta da George Mosse, al quale va il merito di individuare
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            queste nostalgie naturistiche non solo nella cultura nazional-socialista,
            bensì in una tradizione tedesca più antica di cui il movimento politico
            hitleriano assunse l’eredità. In questo caso, diversamente da quanto
            mostrato per la moderna controcultura americana e per la sua sensibilità
            antirazionalista, il richiamo alla terra aveva una forte tensione politica ed
            economica, oltre che etica naturalmente. Il tedesco, popolo privato della
            sua terra, costretto ad emigrare per sovrabbondanza di braccia, reclamava
            il suo spazio, quello in cui avevano abitato i suoi avi, e che ora ne acco-
            glieva le spoglie. Spazio vitale per un fabbisogno alimentare, la terra era
            anche espressione di un radicamento, decisamente evocato da Spengler,
            attraverso il quale un popolo poteva riconoscersi ed operare per un fine
            comune. Ancor più, e questo lo insegnava una più antica tradizione nar-
            rativa (da von Polenz a Riehl), la terra aveva acquisito una forte valenza
            antitecnicistica e pertanto antiborghese (ove il borghese commerciante
            veniva essenzialmente identificato con l’Ebreo), per cui il bravo contadi-
            no legato al suo campo, ai suoi animali, al suo paesaggio naturale, si oppo-
            neva a chi voleva utilizzare il sacro suolo (perché custode appunto delle
            spoglie degli antenati) per impiantarvi una fabbrica. Nella narrazione
            romanzesca il contadino aveva la meglio e riacquistava il suo suolo; nella
            realtà all’espansione delle fabbriche e dell’industrializzazione, Hitler giu-
            stapponeva un culto per la natura che nei casi estremi acquisiva un valore
            magico. Ancora una volta quindi, pur se con diversa angolazione, si pro-
            spettava la riesumazione di un mondo magico-naturale per contrastare
            l’affermarsi di una modernità percepita come rischiosa se non deviante
            rispetto al naturale ordine delle cose.


            Fra l’America e l’Italia
               Ovviamente i movimenti giovanili nordamericani influenzarono le suc-
            cessive critiche alla cultura borghese nell’ambito dei paesi europei, che
            però seguirono parzialmente e con un certo ritardo questa linea di pensie-
            ro, preferendo piuttosto rimanere entro i limiti della critica marxista.
            Comunque in Italia, parallelamente al mito delle rivoluzione socialista,       .1
            aveva una certa penetrazione quella ideologia trasversale che si traduceva     oI-n
            nell’azzardata ma non ingiustificata coniugazione di Marcuse con Evola,        n
                                                                                           n
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