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La riconquista della natura per una nuova religiosità ecologica


            come “nuovo movimento religioso degli hippies” contrario alla tradizione
            cattolica. Tuttavia esso non apparve alla Chiesa di Roma come un’ideolo-
            gia deviante: ne ricevette l’attenzione (nel 1968 la Conferenza Episcopale
            degli Stati Uniti diede l’incarico a una commissione dottrinale di redigere
            un rapporto sul movimento); nell’ottobre del 1973 il papa Paolo VI si
            rivolse ai leader dei gruppi di Rinnovamento riuniti a Grottaferrata rico-
            noscendone pienamente l’operato, e ne confermò il sostegno nell’incon-
            tro del 19 maggio del 1975 in San Pietro.
               Con questa accettazione ed esaltazione della presenza operativa dello
            Spirito Santo, anche il cattolicesimo di matrice romana sembrerebbe quin-
            di abbandonare una religiosità di carattere puramente etico in favore di
            una più accentuata sacralità, contraddicendo quell’impostazione mutuata
            da Concilio Vaticano II. Eppure proprio in questo Concilio convocato da
            Giovanni XXIII alcuni vedono i germi del Movimento, ricordando la pre-
            ghiera inaugurale nella quale il papa vedeva il rinnovamento della Chiesa
            come una nuova Pentecoste. Di fatto, se il Concilio cercò di allargare al
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            mondo laico la partecipazione alla diffusione della fede, proprio per que-
            sto diede valore ai doni carismatici, arricchiti dai quali anche i non parte-
            cipi della gerarchia ecclesiastica potevano essere interpreti e diffusori del
            messaggio di Cristo.
               Non approfondiamo questa complessa tematica: basti considerare il
            duplice aspetto del Concilio Vaticano II, tradizionalmente considerato
            fonte di laicizzazione, di eticizzazione della religione, eppure base per una
            rinnovata spiritualità, intesa come superamento di una visione puramente
            umana ed etica della scelta religiosa. Del resto, come notato inizialmente,
            l’affermarsi di un movimento, di una tendenza, non è mai netta; sovente
            si confonde con tendenze precedenti che, pur tendendo a scomparire,
            lasciano pesanti residui lungo un cammino mai chiaro e univoco. Su que-
            sto, nonostante le ambiguità di elementi non agevolmente schematizzabi-
            li, rintracciamo comunque una particolare tendenza: la propensione verso
            una religiosità sacralizzante, magica più che spirituale. In proposito notia-
            mo che, nonostante la diffusa opinione per la quale dinanzi al materiali-
            smo montante nell’ambito della modernità si ridestasse in ciascuno un
            bisogno di spiritualità, crediamo che esista una certa confusione di termi-    .1
            ni nell’identificare lo spirituale col soprannaturale. Per cui anche la diffu-  oI-n
            sione di un analfabetismo magico (da Coelho a Braun, per citare i casi più     n
                                                                                           n
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