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La riconquista della natura per una nuova religiosità ecologica


            decade successiva, il tramonto di questa ideologia, dovuto meno a un’azio-
            ne repressiva ad opera di correnti tradizionalistiche romane o di regimi
            politici autoritari, che a una sorta di autoesaurimento e all’affacciarsi di
            un’alternativa radicale, per la quale non serviva il prete-operaio ma occor-
            reva un prete-mago: non uno che lottasse col popolo contro le ingiustizie
            del mondo, ma uno in grado, almeno idealmente, elevandosi al di sopra
            della massa per il suo contatto col sovrannaturale, di sovvertire il mondo.
            Questo passaggio era particolarmente avvertibile in tutto il continente
            americano: in Brasile si esprimeva col tramonto delle Comunità Ecclesiali
            di Base e con il moltiplicarsi di movimenti pentecostali (ci riferiamo in
            particolare allo sviluppo della Chiesa Universale del Regno di Dio), fidu-
            ciosi negli ultrapoteri offerti dallo Spirito Santo. Nonché nell’incremento
            delle religioni afro-brasiliane - il Candomblé in particolare - con il loro
            carattere fortemente magico-ritualistico.
               Non diversa la situazione negli Stati Uniti, dove tra l’altro i valori di una
            religiosità magica erano stati ben poco messi in discussione da istanze di
            carattere specificamente socio-economiche, visto che persino le Black
            Churches, e simili movimenti di riscatto delle comunità oppresse, aveva-
            no privilegiato una impostazione messianica rispetto a una discesa in
            campo del “clero” in difesa dei diritti civili delle classi o delle razze
            oppresse. A meno che non si evidenzi il carattere ideologicamente rivo-
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            luzionario (ma dagli scarsi effetti pratici) delle teologie elaborate da figure
            quali James H. Cone e Albert B. Cleage Jr., che in certo modo ripresero
            quanto espresso nell’ambito del clero latinoamericano. Il primo, sacerdo-
            te dell’African Methodist Episcopal Church, elaborò una  black theology,
            sfociante in un black power fondato sull’irriducibilità dei valori afro-ameri-
            cani a quelli bianchi e sulla superiorità dei primi. Tra i suoi scritti appun-
            to, Black Theology and Black Power (Seabury, New York, 1969) e The Spirituals
            and the Blues (Seabury, New York, 1972), nei quali elaborava una “escato-
            logia nera” implicante un forte impegno sociale. Anche l’opera di Albert
            B. Cleage Jr. The Black Messiah and the Black Revolution (New York, 1969)
            rivendicava il carattere nero del Cristianesimo ed esortava il popolo afroa-
            mericano all’elaborazione di un credo rivoluzionario. Una rivoluzione che
            non implicava però alcun sovvertimento dei valori della società america-       .1
            na, ma la sola possibilità che il nero, nell’emanciparsi, grazie ai poteri stra-  oI-n
            ordinari offerti dallo Spitito Santo, potesse superare il gap di una storia di  n
                                                                                           n
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