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I CARABINIERI dEL 1945 - L’ITALIA LIBERATA
Tuttavia, anche se la condanna dello Stato nazionale e dell’idea di nazione
poteva conquistare consensi fra una popolazione che aveva assistito in pochi mesi
allo sfascio dello Stato e alla lacerazione della nazione in una spietata guerra civile,
la grande maggioranza degli antifascisti, liberali, democristiani, socialisti, comuni-
sti, era unanime nel rivendicare la funzione insostituibile dello Stato nazionale e il
valore ideale e morale della nazione. L’idea di nazione-affermò il diplomatico Carlo
Sforza-sarà per lungo tempo ancora una delle forze vive della storia e non sarà com-
battendo o denigrando quello che vi è di nobile, di sano e di fecondo nell’idea di
patria che si faciliterà l’avvento di uno spirito internazionale capace di gettar le basi
di un mondo più fraternamente cristiano. Le nazioni sono non solamente una real-
tà; esse sono il retaggio prezioso e il riflesso-brillante riflesso di ciò che ancor oggi
costituisce il più splendido ornamento sentimentale e spirituale dell’Europa .
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I liberali, eredi della tradizione nazionale del Risorgimento e dello Stato uni-
tario, furono i più strenui difensori della nazione, come entità collettiva storica e
ideale, espressa nel principio di nazionalità, come principio di libertà e indipenden-
za per tutti i popoli, e cercarono di scagionare il popolo italiano dall’accusa di aver
generato, sostenuto e osannato il fascismo e il suo duce. In un discorso tenuto a
Roma il 21 settembre 1944, Croce disse che era storicamente del tutto falsa l’affer-
mazione che nella storia italiana vi erano state fin dal Risorgimento tendenze nazio-
naliste e imperialiste: nazionalismo e imperialismo, asserì il filosofo, sorsero in Italia
per infiltrazione straniera e furono di pochi semplici senza spirito e di parecchi arri-
visti, finché il fascismo, giunto al potere senza possedere una idea in proprio, si
afferrò a quelle per darsi una ragion di vita, e accolse i nazionalisti nella sua banda,
dove mal fecero come gli altri .
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La principale novità politica nell’Italia liberata e riunificata, fu la difesa della
nazione italiana e dello Stato nazionale da parte del Partito comunista, che fin dalle
sue origini era stato invece un partito internazionalista negatore dell’idea e della
realtà delle nazioni come collettività storiche, e nemico irriducibile dello Stato
nazionale, considerandolo niente di più che la dittatura di classe della borghesia
imperialista. Fin dall’inizio della Seconda guerra mondiale, quando era a Mosca,
attraverso le trasmissioni radio dirette all’Italia, Togliatti aveva iniziato progressiva
riabilitazione dell’idea di nazione, intensificandola dopo il suo ritorno in Italia nel
1944, fino ad esaltare il Partito comunista come il rappresentante più autentico
della nazione e della nuova Italia democratica nata dalla Resistenza, tanto da soste-
27 Guglielmo Giannini, La folla. Seimila anni di lotta contro la tirannide, Roma, Editrice Faro, 1945, p. 100.
28 Carlo Sforza, Panorama europeo. Apparenze politiche e realtà psicologiche, Torino, Einaudi, 1945, p. 93.
29 Ivi, pp. 101-102.
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