Page 31 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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LE ITALIE NELL’ITALIA LIBERATA E RIUNIFICATA
nere che essere anticomunisti significava essere nemici della nazione, della democra-
zia, e dell’Italia nata dalla Resistenza .
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Al disegno comunista di identificarsi con la nazione, l’antifascismo, la
Resistenza e la democrazia, si contrappose, sin dal 1945, un analogo disegno da
parte della democrazia cristiana, che rivendicò a sé tale identificazione, come
espressione e interprete autentica di una nazione che si era formata nel corso dei
secoli soprattutto attraverso la Chiesa, ma aveva smarrito il suo cammino con il
liberalismo e il fascismo, per finire nella catastrofe. Uscita dalla tragica esperienza
della guerra, la nazione ritrovava nella democrazia cristiana la sua guida più conge-
niale, unità nella fede e nella civiltà cristiana. Una mozione del consiglio nazionale
della democrazia cristiana, riunito nel marzo del 1945, proclamò che il popolo ita-
liano, eliminato ogni torbido sogno di nazionalismo imperialista, che non fu mai
suo ma dei suoi tiranni dominatori, è oggi tutto proteso verso una pace di equità,
fondata sull’indipendenza e la fraterna cooperazione delle nazioni. [...] Per noi que-
sta politica universalistica promana anche dalle scaturigini profonde e più intime
della democrazia cristiana. L’azione nostra deve essere civiltà cristiana in atto. I
democristiani operavano come fedeli e coscienti interpreti di questa grande e lumi-
nosa tradizione, della quale è imbevuta la nostra storia, e per la quale rimane sacra e
veneranda questa nostra Italia, pur in mezzo agli oltraggi ed alle ferite sanguinose
della tragica ora .Strenuo assertore del principio nazionale come fondamento del
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nuovo Stato democratico fu Aldo Moro, che mise in guardia contro le ideologie
internazionaliste.All’ideologia nazionalista-affermò nel 1945 si va sostituendo quel-
la internazionalista. Nell’ansia di rinnovamento che pervade il mondo l’esclusivi-
smo ingeneroso della nazione è condannato in nome di una più larga solidarietà
umana.[…] Non vorremmo che alla mitologia del nazionalismo (diciamo del nazio-
nalismo e non della nazione, la quale non è mito, ma umanissima verità) si sostituis-
se, con la pericolosa illusione di aver risolto il grave problema della convivenza, un
altro mito. Il quale, se pur mascherato di così belle apparenze, se pure in vantaggio
per la più chiara corrispondenza all’ideale, vivo in tutti, di una comprensiva comu-
nione fra gli uomini, non sarebbe poi meno del primo soffocatore della libertà e
della vita. Replicando indirettamente ai federalisti antinazionali, Moro obiettò che
una universale comunione di vita, realizzata distruggendo la nazione, avrebbe potu-
to essere una pericolosa sopraffazione, una tirannia, come tutte le altre, disgregatri-
ce dell’uomo nella sua inalienabile libertà.
Nella illusione di una pace perpetua, essa ci riserverebbe nuove guerre in
30 Ivi, pp. 131-132.
31 Atti e documenti della Democrazia cristiana (1943-1967), vol. I, a cura di Andrea damilano, Roma,
1968, p. 134.
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