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I CARABINIERI dEL 1945 - L’ITALIA LIBERATA




             forma di piccole e grandi rivoluzioni . Pertanto, se era doveroso operare per porre
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             fine alle esasperazioni nazionalistiche, alle quali si deve tanto dolore umano, altret-
             tanto era doveroso preservare la nazione per il suo valore umano di vita associata e
             di spirituale unità storica: Benché la parola sia oggi, dunque, estremamente svanita
             e non goda affatto le simpatie del nostro tempo, la nazione resta tuttavia un princi-
             pio di orientamento nella determinazione delle nuove leggi di convivenza. Essa va
             ridotta, per amore di cose semplici e vere, in termini di umanità. In buona sostanza
             le giuste rivendicazioni nazionali sono soltanto rivendicazioni dei diritti insoppri-
             mibili della persona, i quali si affermano per un tramite sociale particolare .
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                  La rivendicazione della nazione e dello Stato nazionale non era solo una posi-
             zione ideologica dei partiti antifascisti che si accingevano a ricostruire uno Stato
             democratico, ma era una urgente necessità politica, dovendo fronteggiare dovendo
             l’unità territoriale italiana dagli appetiti annessionistici dei francesi nei confronti
             della Valle d’Aosta e del Piemonte, e degli jugoslavi nei confronti di Trieste e della
             Venezia Giulia, mentre all’interno del paese si agitavano movimenti separatisti. In
             Sicilia, lo sbarco degli alleati aveva favorito la nascita di un Movimento per
             l’Indipendenza della Sicilia (MIS), affiancato da un Esercito Volontario per
             l’Indipendenza della Sicilia (EVIS), che nel corso del 1945 e per parte del 1946,
             ingaggiò frequenti scontri armati con le forze dell’ordine.
                  La difesa dell’unità nazionale vide schierati su un fronte comune democristia-
             ni, liberali, socialisti, comunisti, repubblicani, e anche gli azionisti, allarmati dal
             pericolo di una disgregazione dello Stato italiano, cui poteva portare una distorta
             applicazione dell’idea federativa, come ammoniva Augusto Monti, mettendo in
             guardia contro un federalismo voluto dall’Italia grassa, l’Italia del Nord per distac-
             carsi dal resto dell’Italia: Noi vogliamo che prima si pronuncino le altre regioni,
             quelle dell’Italia povera, quelle - povertà non è vergogna - dell’Italia meridionale .
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             Il giurista Francesco Calasso avvertì che l’accentramento al quale si vuol reagire, e si
             ha ragione di reagire, è quel sistema amministrativo che ha consentito a un paese
             come l’Italia, privo di tradizioni unitarie, di crearsele. O, diciamo meglio, di comin-
             ciare a crearsele: ché in momenti difficili come quello che stiamo attraversando,
             alcune crepe all’edificio unitario non hanno mancato di mostrarsi .
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                  decisi a contrastare qualsiasi minaccia all’unità nazionale furono i liberali, che si

             32 Aldo Moro, Scritti e discorsi politici, vol.I, a cura di Tommaso Bozza, Roma, Cinque Lune, 1969,
               pp. 216-217.
             33 Ivi, pp. 109-111.
             34 Monti, Realtà del partito d’azione, cit., p. 51.
             35 Francesco Calasso, Cronache politiche di uno storico (1944-1947), Firenze, La Nuova Italia,1975, pp.
               186-187.

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