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LE ITALIE NELL’ITALIA LIBERATA E RIUNIFICATA




               consideravano i più fedeli custodi della tradizione risorgimentale e dello Stato unitario
               fondato nel 1861. Lo Stato italiano, aveva affermato Risorgimento liberale condan-
               nando i propositi di separatismo, ha il dovere di non essere indulgente con chi tenta di
               spezzare l’unità con tanto sangue conquistata. Tutte le libertà possono essere permesse,
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               ma non quella di tradire . Anche un federalista e regionalista come Einaudi non inten-
               deva rimettere in discussione l’unità politica della nuova Italia democratica. L’unità
               nazionale, per Einaudi, era un dogma posto al di fuori di ogni contesa, ma l’accettazio-
               ne di questo dogma non escludeva affatto l’esigenza di consentire ai valdostani, ai pie-
               montesi, ai liguri, ai sardi, ai siciliani di decidere sulle faccende loro regionali senza chie-
               dere il consenso di qualcuno il quale nella capitale comandi alle cose sue proprie e cioè
               a quelle nazionali, nella consapevole diversità delle vicinanze, dei comuni, dei distretti,
               delle regioni, perché solo in questa diversità potremo ricostruire l’unità che ci è tanto
               cara . Un altro fiero e intransigente assertore della intangibilità dello Stato unitario fu
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               Togliatti: un’Italia federalista, disse al congresso del Pci, sarebbe un paese nel quale
               risorgerebbero e finirebbero per trionfare tutti gli egoismi e particolarismi locali, e
               sarebbe ostacolata la soluzione dei problemi nazionali nell’interesse di tutta la colletti-
               vità. Una Italia federalista sarebbe un’Italia nella quale in ogni regione finirebbero per
               trionfare forme di vita economica e politica arretrate, vecchi gruppi reazionari, vecchie
               cricche egoistiche, le stesse che hanno fatto sempre la rovina d’Italia. I comunisti, per-
               tanto, avrebbero difeso l’unità nazionale contro chi o per dottrinarismo malinteso o per
               spirito reazionario la metta in pericolo. L’unità politica ed economica del paese è stata
               una conquista faticosa di generazioni. Essa è un bene comune di tutti i cittadini e neghia-
               mo che una parte sola del popolo italiano abbia il diritto di metterla in discussione contro
               l’interesse di tutti. Per questo, dichiarò Togliatti, siamo antifederalisti, convinti, nell’as-
               sumere questa posizione, di continuare le migliori tradizioni del movimento socialista
               italiano in quanto esso è stato sempre movimento unitario e ha contribuito a creare
               un’Italia nuova, nella quale fossero superate le vecchie rivalità regionali e tutta la vita
               della nazione si svolgesse su un piano più alto .
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                    Nella generale concordanza dei partiti antifascisti nel difendere il valore della
               nazione e nel sostenere la ricostruzione di uno Stato nazionale unitario, riviveva la
               concordanza che per venti mesi li aveva uniti nella guerra nazionale di liberazione,
               condividendo un patriottismo della Resistenza, che fece accantonare, per tutta la
               durata della guerra, gli antagonismi di partito.
                    Tuttavia, il patriottismo della Resistenza era intrinsecamente fragile, perché era


               36 Separatismo siciliano, in Risorgimento Liberale, 23 settembre 1944.
               37 Luigi Einaudi, La sovranità è indivisibile?, in Risorgimento Liberale, 22 giugno 1945.
               38 Togliatti, cit. pp. 206-207.

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