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I CARABINIERI dEL 1945 - L’ITALIA LIBERATA




             stato un patriottismo di tregua fra partiti con opposti principi, ideali, valori, diventati
             alleati per far fronte contro un nemico comune. Ma, sin dai primi mesi dopo la fine della
             guerra, cominciarono a manifestarsi dissensi fra i partiti antifascisti, anche se limitati al
             momento sulla questione del nuovo governo dell’Italia liberata e riunificata, ma ancora
             sotto tutela degli Alleati. dalla contrapposizione fra socialisti e democristiani per attri-
             buirsi la guida del nuovo governo, dopo le dimissioni presentate dal governo Bonomi il
             12 giugno al Luogotenente del regno Umberto di Savoia. I partiti del Comitato di libe-
             razione nazionale, superando le rivalità, designarono come nuovo presidente del
             Consiglio Ferruccio Parri, che si insediò il 21 giugno. Era il governo della Resistenza, con
             l’azionista Parri presidente e ministro dell’Interno, Nenni e il liberale Manlio Brosio
             vicepresidenti, de Gasperi confermato agli Esteri, Togliatti ministro della Giustizia,
             Meuccio Ruini, esponente della democrazia del lavoro ministro alla Ricostruzione.
                  Il 24 giugno Parri si rivolse con un radiomessaggio al popolo italiano, con un
             discorso dignitoso, schietto e chiaro, come era nel carattere e nello stile politico dell’uo-
             mo, per esporre il suo orientamento ideale e politico: Ci siamo faticosamente rialzati dal
             fono dell’abisso di disfatta e di vergogna. Sotto la camicia fascista una nuova Italia è
             apparsa, una povera Italia disperata ma ansiosa della sua libertà, ferita nel suo senso del-
             l’onore, un’Italia che ha sentito il dovere ed il diritto di versare anche il suo sangue per il
             suo riscatto. Ci siamo purificati, cittadini, col sangue dei figli migliori. Ed in sigillo di san-
             gue abbiamo posto sul fascismo perché ogni ponte fosse rotto ed impossibile ogni ritor-
             no verso il passato. Ci siamo rialzati nella stima del mondo e in prima linea dei tre grandi
             popoli liberatori. Ma siamo ancora lontani dal posto di grande nazionale che la nostra
             storia, la nostra importanza, il nostro stesso numero ci assegnano alla pari ed a fianco
             delle altre grandi nazioni solidali nella ricostruzione democratica del mondo nuovo.
                  Il posto di grande nazione, avvertiva Parri, gli italiani dovevano meritarlo,
             conquistandolo giorno per giorno con serio e duro lavoro, in questo periodo in cui
             più celermente vola il corso della storia prossima ad ore decisive per i destini
             dell’Italia. Sono in gioco, sono in discussione i confini stessi della patria.[…] Non è
             lontana, auguriamoci, l’ora della unificazione del Nord con la penisola.
                  Parri proseguì illustrando impegni e compiti così tremendi ricostruzione mate-
             riale e politica che il governo doveva fronteggiare, primi fra tutti, il ripristino dell’ordine
             pubblico, la Costituente, la ricostruzione. Concluse con un appello al popolo italiano,
             definendo il suo governo quasi di salvezza pubblica. E potrà essere governo di salvezza
             se sarà governo di concordia, se avrà il consenso e l’appoggio soprattutto delle classi
             popolari. Se tutto il popolo sentirà che siamo solidali ad una stessa sorte, e se la coscien-
             za di una superiorità e di una solidarietà guiderà la nostra opera e il vostro lavoro .
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             39 Parri, cit., pp. 143-145.

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