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I CARABINIERI dEL 1945 - L’ITALIA LIBERATA
Tuttavia, nonostante la gravissima situazione in cui viveva la maggior parte
delle popolazioni dopo la fine della guerra, all’indomani della Liberazione era una-
nime fra le forze antifasciste la convinzione che la disfatta militare e la ignominiosa
fine del fascismo, aveva almeno avuto un effetto positivo sulla coscienza collettiva
delle popolazioni italiane, quello di averle definitivamente vaccinate contro l’ubria-
catura nazionalista. Unanime fu la condanna del nazionalismo: Antifascisti perché
antinazionalisti, proclamò Augusto Monti a nome del Partito d’azione . In talune
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forze dell’antifascismo, l’antinazionalismo si spinse fino alla condanna dello Stato
nazionale, e al ripudio del principio di nazionalità, che pure, durante l’Ottocento e
per tutti i primi quattro decenni del Novecento, fino alla Resistenza inclusa, asso-
ciato al principio della libertà, era stato un fattore decisivo nel liberare le collettività,
considerate nazioni, a combattere per abbattere gli imperi autocratici che per secoli
le avevano assoggetto al loro dominio.
Gli antifascisti fautori di un federalismo europeo sostenevano che la nuova
Italia doveva essere liberata dal mito dello Stato nazionale e della nazione. Silvio
Trentin, militante di Giustizia e Libertà, parlava di invenzione della Nazione da
parte dello Stato monarchico assolutista per sostenere le più ciniche iniziative intra-
prese per scopi di dominazione nel nome della ragion di stato . Lo Stato totalitario
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fascista era stato il culmine dello Stato nazionale monocentrico. di conseguenza,
l’unica via per assicurare il futuro alla libertà dei cittadini era di spezzare il circolo
infernale che, collegando lo Stato monocentrico alla nazione, ne legittimava l’illimi-
tata sovranità. Il prezzo autentico della libertà è pertanto la demolizione dello stato
monocentrico, attraverso una rivoluzione federalistica sia nel campo politico che nel
campo economico e sociale .
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Alle stesse conclusioni giungevano altri antifascisti, come lo storico
Giampiero Carocci, il quale, pur senza negare la esistenza storica delle nazioni, rite-
neva che non erano entità eterne, e pertanto potevano essere superate in comunità
più vaste, procedendo a un effettivo superamento delle nazioni, le quali si andran-
no fondendo fra di loro, pur mantenendo le loro caratteristiche individuali. La
fusione non sarà, come i tentativi ottocenteschi, una somma di nazioni, ma risulterà
proprio dal loro depotenziamento, cioè del loro superamento. Alla fine, conclude-
va Carocci con utopistica speranza, troveremmo un’organizzazione mondiale su
basi funzionali e la totale sparizione della nazione . L’idea di un superamento dello
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21 Augusto Monti, Realtà del partito d’azione, Torino, Einaudi, 1945, p. 24.
22 Silvio Trentin, Stato nazione federalismo, Milano, La Fiaccola,1945, p. 10.
23 Ivi, p. 204.
24 Giampiero Carocci, Superamento della nazione, in La Nuova Europa, 14 ottobre 1945.
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