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I CARABINIERI dEL 1945 - L’ITALIA LIBERATA
Sono fatti dolorosi e condannevoli, ma occorre anche tener presente che essi
sono da considerarsi inerenti all’insurrezione popolare, la quale ha sempre portato
ad eccessi . Alla fine del 1946, le vittime della vendetta sommaria dei partigiani
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furono fra 10.000 e 15.000 .
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Nei venti mesi della guerra civile fra Italia fascista e Italia antifascista, ci fu
anche un’altra Italia, quella costituita dalla maggioranza della popolazione, che non
era schierata con nessuna della parti in lotta, ma era unicamente impegnata nella
quotidiana lotta per la sopravvivenza, travolta da una guerra immane, che produsse,
con le rovine materiali, una profonda devastazione negli animi, una degradazione
d’ogni senso di dignità e di solidarietà collettiva. In una Italia affamata e disperata,
ridotta alle reazioni animali degli istinti elementari e della fame, rimaneva ben
poco che potesse, con rispetto e dignità, evocare la patria agli occhi degli italiani, aveva
constato Nenni nel settembre del 1944 . Con pari asprezza, Risorgimento liberale
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descriveva la furia della guerra si era abbattuta sulle popolazioni della penisola come
un flagello biblico: Una lenta ed implacabile cancrena divora gran parte dell’Italia,
la riduce a scheletri e rovine, la lascia informe e stremata. La cancrena ogni tanto si
arresta, fa sosta, poi torna ad espandersi con improvvisi e violenti scoppi. Non c’è
modo di salvarsi; a tutte le regioni, in forme più o meno violente e distruttive tocca
lo stesso destino. Prima i bombardamenti aerei, poi la guerra guerreggiata e insieme
a questa e a quelli le depredazioni e le devastazioni deliberate dai tedeschi. È una
specie di peste dei tempi moderni: dobbiamo credere anche noi, come si credeva
una volta, che dio ce l’ha mandata per punirci dei nostri peccati . Assistendo nella
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capitale all’arrivo delle forze armate alleate, accolte da una popolazione giubilante,
lo scrittore Corrado Alvaro osservò: Credo che gli alleati siano sbalorditi d’un
popolo che chiede soltanto cioccolata, caramelle, sigarette. I primi giorni, i soldati
occupanti le buttavan dai camion. [...] Non ho mai sentito né veduto una cosa più
assurda. C’è qualcosa come il culto di un feticcio. Il feticcio del vincitore. E al segui-
to del vincitore, avanzavano la prostituzione, la corruzione, la frode, l’inflazione
[...]. Le case dell’alta borghesia e dell’aristocrazia si aprono con grandi ricevimenti e
pranzi agli occupanti; i quali là si fanno l’idea del paese e con queste idee informano
i loro governi e l’opinione pubblica. [...] Alcuni giornali hanno messo tutta la digni-
tà nazionale nella campagna contro i piccoli lustrascarpe. E l’onore nazionale nelle
molte prostitute .
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9 Ivi, p. 85.
10 Cfr. Crainz, cit., pp. 76 ss.
11 Nenni, cit., p. 141.
12 Lorenzo Barbaro, L’Italia perduta, in Risorgimento Liberale, 31 ottobre 1944.
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