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I CARABINIERI dEL 1945 - L’ITALIA LIBERATA
A Roma, il 13 maggio, al Teatro Eliseo, ci fu una manifestazione organiz-
zata dal Partito d’azione per presentare al pubblico della capitale Ferruccio Parri
e Leo Valiani, in rappresentanza del CLNAI. Nel suo discorso, Parri esordì
ricambiando il saluto caloroso col quale erano stati accolti, rivolgendosi a voi,
amici di Roma, che rappresentate, per noi che veniamo da Milano, un po’ tutta
l’Italia. E per noi l’Italia è una sola; per noi non esiste un Nord e un Sud, siamo
tutti italiani nello stesso modo e facciamo solo una distinzione fra gli italiani che
vogliono la liberata e quelli che non la vogliono. Ma se potessi è un abbraccio
che vorrei portare da Milano fino all’ultimo compagno nostro in fondo alla
Sicilia. Poiché questa lotta per la libertà ha stabilito in Italia un’unità morale
come non vi è mai stata dal nostro Risorgimento in avanti . Parri rese omaggio
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ai partigiani morti per la liberazione precisando il valore della loro vittoria era la
vittoria di popolo: La vittoria ci ha procurato qualche cosa che è difficile dire,
ha elevato la dignità personale a dignità nazionale ed ha provato, cosa più impor-
tante e capitale per noi, che essa è stata ottenuta non per congiure di corridoio
ma è stata conquistata dal popolo, attraverso una sua guerra di liberazione, che
mi sembra, me lo confermino gli amici storici, la prima della nostra storia nazio-
nale. E questo popolo risanato dà garanzia che saprà difendere un bene che è
costato tanto sangue. Parri chiuse il discorso con un ammonimento rivolto agli
stessi capi del movimento partigiano: il momento di lasciare il nostro posto di
comando, è il momento più grave, più spiacevole e per tutti i partigiani è un
momento di amarezza. È il momento, anche, degli immancabili eroi della sesta
giornata, dell’esibizionismo dei più, che ormai i partigiani, che furono come
centinaia di migliaia, ora si contano a milioni… È andata sempre così…ma speria-
mo che queste scorie man mano si eliminino .
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L’unità morale immaginata da Parri era tutt’altro che stabilita nell’Italia libe-
rata e riunificata. La guerra civile aveva lasciato una scia di sangue e di odio dei vin-
citori contro il nemico sconfitto. Fin dal febbraio del 1945, il presidente del
Comitato nazionale di liberazione dell’Alta Italia, Alfredo Pizzoni aveva previsto
che la violenza della vendetta sommaria si sarebbe scatenata contro i fascisti dopo la
vittoria: Qui i sentimenti d’odio contro questi malfattori e carnefici vanno accen-
dendosi in tale modo che c’è da essere certi che al momento della fuga degli oppres-
sori avverranno fatti gravissimi, più che giustificati da parte della popolazione indi-
gnata (che sa che al sud l’epurazione non cammina) e che non saremo probabilmen-
te in condizione di controllare .
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5 Ivi, p. 140.
6 Cit. in Santo Peli, La Resistenza difficile, Milano, Franco Angeli, 1999, p. 163.
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