Page 22 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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I CARABINIERI dEL 1945 - L’ITALIA LIBERATA




                  A Roma, il 13 maggio, al Teatro Eliseo, ci fu una manifestazione organiz-
             zata dal Partito d’azione per presentare al pubblico della capitale Ferruccio Parri
             e Leo Valiani, in rappresentanza del CLNAI. Nel suo discorso, Parri esordì
             ricambiando il saluto caloroso col quale erano stati accolti, rivolgendosi a voi,
             amici di Roma, che rappresentate, per noi che veniamo da Milano, un po’ tutta
             l’Italia. E per noi l’Italia è una sola; per noi non esiste un Nord e un Sud, siamo
             tutti italiani nello stesso modo e facciamo solo una distinzione fra gli italiani che
             vogliono la liberata e quelli che non la vogliono. Ma se potessi è un abbraccio
             che vorrei portare da Milano fino all’ultimo compagno nostro in fondo alla
             Sicilia. Poiché questa lotta per la libertà ha stabilito in Italia un’unità morale
             come non vi è mai stata dal nostro Risorgimento in avanti . Parri rese omaggio
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             ai partigiani morti per la liberazione precisando il valore della loro vittoria era la
             vittoria di popolo: La vittoria ci ha procurato qualche cosa che è difficile dire,
             ha elevato la dignità personale a dignità nazionale ed ha provato, cosa più impor-
             tante e capitale per noi, che essa è stata ottenuta non per congiure di corridoio
             ma è stata conquistata dal popolo, attraverso una sua guerra di liberazione, che
             mi sembra, me lo confermino gli amici storici, la prima della nostra storia nazio-
             nale. E questo popolo risanato dà garanzia che saprà difendere un bene che è
             costato tanto sangue. Parri chiuse il discorso con un ammonimento rivolto agli
             stessi capi del movimento partigiano: il momento di lasciare il nostro posto di
             comando, è il momento più grave, più spiacevole e per tutti i partigiani è un
             momento di amarezza. È il momento, anche, degli immancabili eroi della sesta
             giornata, dell’esibizionismo dei più, che ormai i partigiani, che furono come
             centinaia di migliaia, ora si contano a milioni… È andata sempre così…ma speria-
             mo che queste scorie man mano si eliminino .
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                  L’unità morale immaginata da Parri era tutt’altro che stabilita nell’Italia libe-
             rata e riunificata. La guerra civile aveva lasciato una scia di sangue e di odio dei vin-
             citori contro il nemico sconfitto. Fin dal febbraio del 1945, il presidente del
             Comitato nazionale di liberazione dell’Alta Italia, Alfredo Pizzoni aveva previsto
             che la violenza della vendetta sommaria si sarebbe scatenata contro i fascisti dopo la
             vittoria: Qui i sentimenti d’odio contro questi malfattori e carnefici vanno accen-
             dendosi in tale modo che c’è da essere certi che al momento della fuga degli oppres-
             sori avverranno fatti gravissimi, più che giustificati da parte della popolazione indi-
             gnata (che sa che al sud l’epurazione non cammina) e che non saremo probabilmen-
             te in condizione di controllare .
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             5 Ivi, p. 140.
             6  Cit. in Santo Peli, La Resistenza difficile, Milano, Franco Angeli, 1999, p. 163.

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