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LE ITALIE NELL’ITALIA LIBERATA E RIUNIFICATA




                    Manifestazioni analoghe si svolsero nelle altre città dell’Italia settentrionale
               liberate dalle forze della Resistenza. Soffiava allora il ‘vento del Nord’, come l’aveva
               chiamato il segretario socialista Pietro Nenni, volendo con tale espressione signifi-
               care, come precisò il 27 aprile 1945, che le popolazioni settentrionali, sottoposte
               più a lungo sotto la dominazione nazi-fascista, dovevano essere all’avanguardia
               della riscossa, rappresentando le virtù civiche del nostro popolo e un implicito
               omaggio alle forze organizzate del lavoro ed alla loro disciplina rivoluzionaria. E
               poiché gli insorti del Nord hanno veramente, nelle ultime quarantottore ore, salva-
               to l’Italia, Nenni, rinnovava il grido: ‘tutto il potere ai Comitati di Liberazione’
               rivolgendolo agli Alleati, ai partiti antifascisti e al governo di Roma, perché solo
               questa condizione avrebbe reso possibile risollevare la nazione a dignità di vita
               nuovo, nella concordia del più gran numero di cittadini . Con parole analoghe si
                                                                    3
               era espresso il 28 aprile, il segretario del Partito repubblicano, che non aveva aderito
               al CLN per non sottostare ai compromessi con la monarchia, ma aveva combattuto
               il fascismo sin dall’inizio: Il fatto che l’Italia del Nord sia stata in gran parte liberata
               dalle forze popolari ha un grande significato nazionale e internazionale. Ora, e sol-
                                                                             4
               tanto ora, il popolo italiano può a fronte alta vantare i suoi diritti .Nasceva così il
               mito dell’Italia partigiana, rappresentata da una minoranza di italiani e italiane che
               avevano dato un alto contributo di lotta e di sangue alla conclusione della guerra,
               evitando così all’Italia di subire, come la Germania, la punizione di uno smembra-
               mento sotto il dominio dei vincitori; per questo rivendicava il diritto e il dovere di
               assumere il governo dell’Italia liberata e riunificata. Era implicito, nella rivendica-
               zione dell’Italia partigiana, il risentimento degli italiani che al Nord avevano com-
               battuto contro tedeschi e fascisti, nei confronti delle popolazioni nel resto della
               penisola, dalla Sicilia a Roma, che aveva accolto gli Alleati come liberatori ma che,
               tranne il caso di Napoli e di alcune altre località del meridione, nessun contributo
               di lotta e di sangue aveva dato alla guerra contro i tedeschi: non lo aveva dato nep-
               pure Roma, che dopo il 25 aprile, tornò a essere la capitale dell’Italia liberata e riu-
               nificata.
                    Il compito più gravoso che i capi della Resistenza dovettero affrontare, per
               avviare la gigantesca impresa di ricostruzione dello Stato italiano su fondamenta
               democratiche, fu il ricongiungimento ideale e morale dell’ Italia partigiana con il
               resto dell’Italia, cioè con la maggioranza della popolazione, che non era stata coin-
               volta nella lotta della Resistenza armata, e pertanto la considerava un fenomeno
               estraneo e remoto.
               3 Pietro Nenni, Vento del Nord. Giugno 1944-Giugno 1945, a cura di domenico Zucaro, Torino,
                  Einaudi, 1978, pp.351-53.
               4 Randolfo Pacciardi, Vittoria popolare, in La Voce Repubblicana, 28 aprile 1945.

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