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LE ITALIE NELL’ITALIA LIBERATA E RIUNIFICATA




                    La degradazione morale si era diffusa fra le popolazioni appena liberate, ma
               costrette dalla guerra e dalla occupazione di eserciti stranieri, a regredire nello squal-
               lore di una esistenza quotidiana precaria, dominata dal tormento inesorabile della
               fame, che era la principale causa di una dilagante immoralità, come denunciava l’8
               aprile 1945 il filosofo Guido de Ruggiero, militante del Partito d’azione: il fatto è
               innegabile e sarebbe vano volerlo dissimulare sotto un velo di ipocrisia. Vi contri-
               buiscono tutte le età, tutte le classi, tutte le specie di attività pubbliche e private.
               dalla prostituzione e dal lenocinio giovanile, ai loschi compromessi familiari, al
               furto e all’assassinio diventati mezzi abituali di sussistenza, al commercio degradato
               a una forma di brigantaggio, alla vendita di favori in luogo di un giusto riconosci-
               mento di diritti, a mille altre imprese affini, è tutto un putridume che pullula da
               ogni parte, e ci ammorba, e ci soffoca . Coloro che si accingevano a ricostruire lo
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               Stato nazionale sulle rovine della guerra, osservò nel maggio del 1944 il socialista
               Ignazio Silone, avevano di fronte a sé una nazione gravemente malata, con forti
               squilibri nella sua struttura, con alcuni organi deperiti e atrofizzati, ed altri eccessi-
               vamente sviluppati e parassitari .
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                    dietro la retorica dell’entusiastica unità di popolo nell’Italia liberata e riunifi-
               cata, vi era la realtà di una popolazione frammentata, disorientata, e soprattutto
               desiderosa di cancellare prima possibile l’esperienza della catastrofe dalla propria
               memoria e dalla propria coscienza, rifiutando di assumersi qualsiasi responsabilità
               per quanto era accaduto negli ultimi tre decenni di vita collettiva: sembrerebbe che
               questo insegnamento tremendo non sia valso a nulla: una straordinaria facilità a
               dimenticare sembra che si manifesti in tutti. Quella facilità a dimenticare che, por-
               tata all’estremo, fa la felicità degli animali; ma anche la loro inferiorità, constatava
               nel suo diario il comunista Ranuccio Bianchi Bandinelli . Alla vigilia della
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               Liberazione, il liberale Nicolò Carandini, osservando da Londra, dove era amba-
               sciatore, quanto stava accadendo fra la popolazione della nuova Italia liberata e riu-
               nificata, non credeva alla possibilità di educare il popolo italiano, i governanti e i
               governati, ad avere il senso civico di una nazione democratica, come scrisse nel suo
               diario il 17 marzo 1945: Vivendo qui in questa costante, universale pratica di civi-
               smo, di buona fede, di onestà politica, in questa esemplare maturità, i difetti nostri
               mi sembrano così inquietanti, mortificanti, irreparabili.


               13 Corrado Alvaro, Quasi una vita, Milano, Bompiani, 1986, pp. 393-342.
               14 Guido de Ruggiero, Questo popolo. La crisi morale, in La Nuova Europa, 8 aprile 1945.
               15 Ignazio Silone, Come ricostruire? (appunti per un dialogo tra socialisti e cattolici), in Mercurio, mag-
                  gio 1945.
               16 Ranuccio Bianchi Bandinelli, Dal diario di un borghese, Milano, 1962, p. 114.

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