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I CARABINIERI dEL 1945 - L’ITALIA LIBERATA




             of partisan Italy with the rest of Italy, that is, with the majority of the population, which had not
             been involved in the civil war and in the struggle of the Resistance struggle, and therefore consi-
             dered it a foreign and distant phenomenon. At the end of 1945, liberated and reunified Italy
             was about to enter 1946, heading towards a future full of uncertainties, already showing signs of
             new divisions, rivalries, and antagonisms among the various Italies of the Resistance, while simi-
             lar signs were felt in the relations among the victorious great powers, who were preparing to decide
             the fate of Italy, Europe, and the world.




                  Alla fine di aprile del 1945, con la definitiva disfatta dei tedeschi e dei fascisti,
             la guerra nazionale di liberazione aveva il suo scopo: un’Italia liberata e riunificata,
             seppure ancora sotto la tutela egemonica degli Alleati. Per venti mesi, fra l’autunno
             del 1943 e la primavera del 1945, disse nel 1948 lo storico Federico Chabod nelle
             lezioni sull’Italia contemporanea tenute a Parigi, nella penisola ci furono tre Italie,
             se così posso dire: una Italia del Sud, subito occupata dagli Alleati, un’Italia centrale
             sotto il dominio tedesco fino all’estate 1944, e un’Italia del Nord, che sino a tutto
             l’aprile 1945 fu teatro della lotta contro i Tedeschi e contro i fascisti della ‘repubblica
             di Salò’ .
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                  Alle “tre Italie” indicate da Chabod, in quello stesso periodo c’erano altre
             “due Italie”: l’Italia dei fascisti e l’Italia degli antifascisti, nemici implacabili di una
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             guerra civile combattuta in nome di due patrie fra di loro inconciliabili .
                  Con la vittoria della Resistenza, l’Italia antifascista si assunse il grave compito
             di ricostruire sulle fondamenta di una nuova democrazia lo Stato nazionale, e ridare
             dignità di cittadini a una popolazione, che per venti anni era stata irregimentata in
             uno Stato totalitario, e che ora riprendeva a vivere nella pace, ma conservando
             impresse nel proprio corpo e nella propria coscienza le ferite profonde dell’espe-
             rienza tragica di una guerra persa, seguita dallo sfascio dello Stato nazionale, una
             guerra civile, l’occupazione di eserciti stranieri che si scontrarono ferocemente
             lungo tutta la penisola, travolgendo la popolazione.
                  Il 6 maggio, a Milano si svolse una grandiosa celebrazione delle forze partigia-
             ne, convenute da ogni parte della Valle Padana e delle Alpi, che sfilarono per ore fra
             fitte ali folle entusiaste. Fu uno spettacolo di alto civismo politico, riferiva nella sua
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             relazione il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri .

             1 Federico Chabod, L’Italia contemporanea (1918-1948), Torino, Einaudi, 1961, p. 119.
             2 Cfr. Emilio Gentile, Italia 1943-1945. Si sfasciò lo Stato, non morì la patria, in I Carabinieri del
               1944. Le Resistenze al regime collaborazionista, a cura di Flavio Carbone, “Rassegna dell’Arma dei
               Carabinieri”, numero speciale 2024, pp. 17 ss.
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