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i carabinieri del 1945 - la liberazione




                  una tale evenienza, dannosa sotto il prof lo militare, perché era “un vero pec-
             cato disperdere [...] tante energie preziose particolarmente idonee alla guerra di
             montagna”, era particolarmente pericolosa dal punto di vista politico considerato
             che “è nell’interesse comune che l’italia si mantenga un paese tranquillo e che nes-
             sun turbamento nell’ordine interno si verif chi alle spalle delle armate operanti”.
             non ultima, una preoccupazione che richiamava recenti esperienze negative per il
             mondo militare: quella che “il permanere di altre forze armate al di fuori dell’eser-
             cito verrebbe a creare un pericoloso dualismo tra le forze armate stesse” . messe
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             non aveva dubbi sul da farsi: occorreva accogliere i patrioti “come veri e propri
             combattenti per la causa alleata e non come indesiderabili”, e fornire loro un trat-
             tamento materiale che desse “un minimo di benessere a questi giovani che hanno
             tanto sof erto e che giungono af amati e nudi”. sul piano operativo si doveva accet-
             tare il “principio di trasformare le formazioni dei patrioti in formazioni regolari del-
             l’esercito, inquadrandole con uf  ciali capaci e sicuri”. considerato che si trattava di
             “uomini per la maggior parte nativi da regioni montane e che per lungo tempo
             hanno combattuto in montagna”, si sarebbe potuto impiegarli dando vita a “reggi-
             menti alpini o almeno di truppe attrezzate per la guerra in montagna” .
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                  il giorno successivo messe inoltrava al generale alexander un “appunto sulle
             principali questioni riguardanti l’esercito italiano e i patrioti”, a proposito dei quali
             scriveva:
                  “sotto il duplice punto di vista di utilizzare convenientemente tutte le forze
             disponibili e di evitare un pericoloso sbandamento nel paese di elementi che, aven-
             do la coscienza di aver fornito un valido apporto allo sforzo alleato, risulterebbero
             giustamente delusi ove la loro azione non trovasse adeguato riconoscimento, appa-
             re necessario assorbire nell’esercito tutti i patrioti, di mano in mano che af  uiscono
             alle nostre linee” .
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                  concretamente,  messe  proponeva:  “per  non lasciare  disperdere  i legami
             morali stabilitisi durante i duri mesi della guerriglia occorrerebbe mantenere riuniti
             gli uomini di ogni banda, in reparti di ordine non superiore al battaglione. Le bande
             così assorbite nell’esercito dovrebbero assumere formazione e organici dell’esercito
             regolare, completando i loro quadri con elementi particolarmente idonei, designati
             dall’autorità centrale militare italiana. Verrebbero inoltre inquadrate in unità rego-
             lari di ordine superiore preesistenti: compagnie nei battaglioni regolari, battaglioni

             65  ibidem.
             66  ibidem.
             67  aussme, i-3, 85/8, smg, uf  cio iii, 28 febbraio 1946, prot. n. 333/s, al ministero degli af ari
               esteri, oggetto: azione svolta dal comando supremo e dallo stato maggiore generale per il potenzia-
               mento dello sforzo bellico italiano in cooperazione con gli alleati.

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