Page 74 - Rassegna 2025 numero speciale 1
P. 74

i carabinieri del 1945 - la liberazione




                  soltanto la f ne dell’“atteggiamento ostile” degli alleati avrebbe permesso di
             “sfruttare per f ni operativi energie preziosissime per la condotta delle operazioni”
             ed evitato al tempo stesso “facili e giustif cati perturbamenti”. Qualora queste con-
             dizioni non si fossero verif cate, e cioè “se per cause insite in una errata valutazione
             psicologica dei partigiani, questi uomini vengono ora abbandonati a loro stessi
             senza ricevere benché minime possibilità di vita, gli atti insani che questi potrebbe-
             ro un giorno compiere non sarebbero certo da ascriversi a loro colpa, ma bensì da
             attribuirsi agli organi responsabili che non hanno saputo o voluto approfondire e
             risolvere in tempo il problema dei partigiani” . “problema di capitale importanza”,
                                                      60
             lo def niva Berardi il 2 gennaio, in una riunione con i rappresentanti della mmia,
             nella quale tornava ancora una volta a sollecitare l’immissione dei patrioti nell’eser-
             cito in un promemoria consegnato al colonnello pidsley .
                                                                61
                  il 5 gennaio messe tornava a caldeggiare la causa partigiana in un promemoria
             indirizzato al ministro degli esteri e all’ambasciatore a Londra carandini, nel quale
             ricostruiva puntualmente le vicende della cobelligeranza; “sedici mesi di lotta” nei
             quali l’italia aveva dimostrato “la sua volontà di collaborazione, adempiendo scru-
             polosamente alle condizioni di armistizio ed aumentando gradualmente il suo con-
             tributo alla causa delle nazioni unite, dal settore delle forze armate operanti diret-
             tamente al f anco degli alleati, a quello eroico dei patrioti nell’italia ancora occupa-
             ta, a quello inf ne delle centinaia di migliaia di prigionieri di guerra che in ogni parte
             del mondo prestano il loro lavoro per potenziale lo sforzo di guerra alleato”. Questi
             meriti erano stati riconosciuti dai “maggiori capi politici e militari”.
                  ma alle parole non erano seguiti i fatti, tanto che era “una dolorosa realtà con-
             statare che dopo tante prove di cooperazione, di capacità e di sacrif cio, fornite in
             sedici mesi di lotta contro il comune nemico, nulla è variato da parte alleata nell’ini-
             ziale mentalità e metodi armistiziali. anzi, sotto certi aspetti, la pesante bardatura
             del controllo si è raf  ttita ed acutizzata, annullando ogni nostra possibile iniziativa,
             esautorando le gerarchie, avvilendo l’animo dei soldati e dei comandanti”. in que-
             sto contesto si inseriva la “questione dei patrioti [...] caratterizzata soprattutto dal
             contrasto tra la volontà alleata di disarmare, sciogliere e disperdere le loro formazio-
             ni e la volontà dei patrioti stessi di continuare a combattere contro i tedeschi” .
                                                                                       62
             invece, si consentiva che “soltanto un numero ridotto di patrioti sempre come
             uomini isolati- entrino nelle unità combattenti dell’esercito”. in questo modo si

             60  ibidem.
             61  aussme, smre, ds, 2 gennaio 1945.
             62  aussme, i-3, 91/8, smg, uf . operazioni, 5 gennaio 145, partecipazione italiana alla lotta a f anco
               delle nazioni unite, allegato a smg, uf . operazioni, 12 gennaio, partecipazione italiana alla lotta
               a f anco delle nazioni unite.

             72
   69   70   71   72   73   74   75   76   77   78   79