Page 73 - Rassegna 2025 numero speciale 1
P. 73

l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
                                significato e implicazioni politiche e operative




               “comandanti e gregari” l’immissione in massa nell’esercito, a condizione, tra l’altro,
               che fossero conservati “reparti organici di partigiani (almeno compagnia) al coman-
                                                                                         57
               do dei rispettivi uf  ciali”, fosse adottato un distintivo speciale di riconoscimento .
               La mmia aveva risposto che “la politica” non voleva l’immissione in massa nel-
                                                                         a
               l’esercito dei partigiani, che potevano essere utilizzati per la 210  divisione carente di
               “complementi (specialmente salmeristi)”; ai gruppi di combattimento doveva essere
               destinata “solo una piccola percentuale di partigiani (duecento circa e specialisti)”.
                    il reclutamento avviato il 9 dicembre sulla base di queste direttive era risul-
               tato  fallimentare,  e Berardi  ne  attribuiva la  responsabilità “ad  una  particolare
               opera ostile” di capi partigiani preoccupati di vedere svanire con l’arruolamento
               dei loro uomini “le posizioni di privilegio che si erano acquisite durante la lotta
               partigiana”. si era cercato allora di “far avvicinare i gregari da capi animati da senti-
               menti onesti” per favorire l’arruolamento “evitando pericolosi sbandamenti morali
               e materiali di questa gente che tanto di sé ha dato alla causa nazionale senza aver
               ricevuto, nell’italia liberata, la benché minima assistenza morale e materiale”.
                    toccava alle “autorità governative” af rontare “f n d’ora il problema, dei cen-
               tomila partigiani del nord i quali, con la liberazione delle loro terre, reclameranno
               giustamente dalla nazione un tangibile riconoscimento per l’opera da loro prestata
               [...] nella soluzione di questo importante problema, risiede la tranquillità e la pos-
               sibilità di ripresa della nazione” . al governo italiano si suggeriva di trattare la que-
                                            58
               stione direttamente con le “autorità politiche alleate af  nché queste possano far
               sentire la gravità del problema alle loro autorità militari, in genere mal disposte
               verso i partigiani che def niscono, nell’insieme, elementi pericolosi e di disordine”.
               così scriveva il capo di stato maggiore dell’esercito in un promemoria destinato al
                                                                       59
               ministro della guerra e al capo di stato maggiore generale . i centomila uomini
               che “nella prossima primavera si renderanno disponibili”, sosteneva Berardi, erano
               “combattenti di prim’ordine”, i quali avevano “la coscienza e la profonda convin-
               zione di avere dato tutto di sé per la causa nazionale ed alleata” e andavano accon-
               tentati, sia facendoli combattere - coloro che lo desideravano - sia trattandoli quali
               “veri combattenti”, fornendo quindi loro assistenza, vestiario, medicinali. invece,
               all’atto del passaggio, venivano ancora sottoposti a “immediato disarmo, inquadra-
               mento tra reparti di colore, lunghe marce a piedi, anche sotto l’acqua, estenuanti
               interrogatori, trattamento quasi uguale a quello fatto ai prigionieri di guerra”.

               57  ibidem.
               58 ibidem.
               59  aussme, smre, d.s., smre ds, all. n. 403 smre, 20 dicembre 1944, promemoria relativo alla
                  questione dei partigiani, trasmesso con foglio smre, uf . operazioni, 30 dicembre 1944, prot. n.
                  13477, a s.e. il ministro delle guerra, a s.e. il maresciallo d’italia giovanni messe.

                                                                                         71
   68   69   70   71   72   73   74   75   76   77   78