Page 75 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
                                significato e implicazioni politiche e operative




               venivano a “spezzare i vincoli af ettivi e di cameratismo creatisi nelle formazioni
               partigiane, attraverso lotte e rischi continui, che data l’indole italiana, hanno tanta
               importanza per il rendimento tecnico di questa gente”.
                    si assisteva così a “una specie di paradosso: sono ammessi nell’esercito coloro
               che ci vanno per obbligo; incontrano dif  coltà ad entrarvi coloro che anelano di
               combattere”.
                    Le  autorità  italiane  non  potevano “far  nulla  per  alleviare le  sof erenze  dei
               patrioti” non disponendo “né di viveri né di vestiario né di mezzi di trasporto”. una
               situazione  dif  cile,  destinata  a  peggiorare  in vista  dell’af  usso  di  circa 100.000
               “patrioti” , provenienti dall’italia liberata .
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                    si trattava di “combattenti di prim’ordine selezionati attraverso una guerra
               dif  cile e piena di privazioni”. convinti di “aver dato tutto per la causa alleata e
               nazionale”, aspiravano a “un trattamento morale e materiale adeguato ai rischi
               sinora compiuti”. d’altra pare, proprio perché avevano “vissuto f nora in partico-
               lare clima di autonomia e di rischio”, i loro animi erano “accesi e facili a deviazioni
               pericolose per l’italia e moleste per gli alleati”. tuttavia, appariva rassicurante,
               sotto il prof lo politico, che nell’ambiente partigiano vi fossero “rappresentati tutti
               i partiti” e che “durante la guerra partigiana non è mai stata fatta politica, avendo
               capi e gregari pensato solo a combattere per una causa comune”. signif cativo il
               fatto che tra i capi delle bande vi fossero “numerosi uf  ciali in spe e di complemen-
               to nonché altri comandanti improvvisati che si erano “guadagnati, col loro valore e
               capacità organizzative, la stima e la considerazione dei loro subordinati”. in sostan-
               za, commentava il documento, “la massa dei gregari è sana: unico desiderio è quello
               di combattere il tedesco. una volta immessi nell’esercito diventerebbero soldati
               con le qualità comuni del soldato italiano valorizzate da un ideale”.
                    da qui la proposta conclusiva:
                    c’è pertanto tutta la convenienza di assorbire questi giovani nelle regolari
               unità dell’esercito, immettendovi naturalmente uf  ciali di provata capacità, tatto
               ed  energia.  Questi  patrioti  rientrerebbero  subito  nell’ordine  e  nella  disciplina,
               dando un notevole impulso allo spirito combattivo delle unità italiane .
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                    gravi le conseguenze che sarebbero potute derivare dalla mancata accoglienza
               di queste aspettative: “Qualora invece questi giovani venissero abbandonati a loro
               stessi e non venisse provveduto alle loro immediate necessità (vitto-alloggio-vestia-
               rio) è da ritenere che potrebbero essere facilmente preda di elementi facinorosi,
               pronti a nascondere le armi e ad usare poi la forza per far valere le loro ragioni”.

               63  ivi, allegato n. 3, promemoria relativo alla questione patrioti.
               64  ibidem.

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