Page 80 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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i carabinieri del 1945 - la liberazione




             riunione . Le nuove unità, in numero di cinque, una per ogni gruppo di combat-
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             timento,  denominate  reconnaissance  companies,  composte  dai  partigiani  della
             banda, avrebbero combattuto, agli ordini dei propri comandanti .
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                  La decisione sembrava f nalmente premiare le iniziative italiane in atto ormai
             da mesi per una maggiore valorizzazione del contributo dei patrioti. Questa scelta,
             apparentemente contraddittoria rispetto ai provvedimenti volti al contenimento
             complessivo del movimento partigiano, in realtà costituiva ormai, a parere di molti,
             il solo modo per assicurarne il controllo, ed eliminare, o almeno, ridurre al minimo,
             i motivi di malcontento. L’esistenza di organizzazioni militari “semi indipendenti
             sotto il controllo dei comunisti, o di altri partiti”, scrive Harris, “poteva costituire
             un grave pericolo”. “né era facile inserire elementi addestrati alla guerriglia nei
             gruppi di combattimento, attrezzati di tutte le moderne risorse tecniche di un eser-
             cito di professione, con molti mesi di addestramento specialistico. ma il pericolo
             alternativo di elementi di partito armati clandestinamente, e inf ne di guerra civile,
             era anche più grande” . L’adozione della new policy verso i partigiani, come la def -
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             nisce Harris, segnò un ulteriore passo in avanti in questa direzione e prima della f ne
             di marzo circa tremila partigiani furono arruolati. nel settore adriatico “furono
             impiegati per lo più in operazioni, rendendo notevoli servizi all’esercito. Quelli non
             più necessari vennero gestiti nei centri partigiani di forlì, faenza e ravenna, dove
             fu restituita una considerevole quantità di armi” .
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                  in realtà, aperture signif cative erano già in corso, sia sul fronte della 5  che
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             dell’8  armata. gli ampi margini di discrezionalità di cui i vari centri di comando
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             disponevano rendeva infatti possibile una notevole elasticità nell’applicazione delle
             disposizioni generali, per cui la personalità e la disponibilità dei singoli giocava spes-
             so un ruolo decisivo nelle scelte. secondo Berardi, gli inglesi ebbero bisogno dei
             “fatti di grecia” per “aprire gli occhi”, mentre “i comandi alleati in linea, partico-
             larmente gli americani” avevano capito da tempo la situazione, grazie anche agli
             interventi di clark, in seguito all’incontro avuto con lui a dicembre . il 10 aprile, a
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             pochi giorni dalla f ne della guerra, un uf  ciale di collegamento con la 5  armata
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             79  aussme, smre, ds, smre, uf . operazioni e addestramento, 26 febbraio 1945, Verbale riunio-
               ne presso la commissione alleata di controllo, 26 febbraio 1945, oggetto: reparti patrioti italiani,
               allegato n. 425. cfr. in proposito H. L. coles, a. K Weinberg, op. cit., pp. 527-8; e. aga rossi,
               alleati e resistenza in italia cit., pp. 220 e ss.; m. de Leonardis, op. cit., cap. Vii.
             80  c.r.s.  Harris,  allied  military  administration  of italy,  1943-1945,  London,  Her majesty’s
               stationery of  ce, 1957, p. 198.
             81  ibidem.
             82  ivi, p. 199.
             83  p. Berardi, memorie di un capo di stato maggiore dell’esercito cit., p. 134.

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