Page 82 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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i carabinieri del 1945 - la liberazione




             debellato per sempre?”. zanussi aggiungeva poi: “ma io, uomo apolitico per natu-
             ra, spero anche oltre, anche oltre quel giorno, miei amici partigiani di romagna” .
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                  rif ettendo nelle sue memorie sulla questione dell’immissione dei partigiani
             nei reparti regolari, il generale Berardi si chiedeva se la scelta fatta dallo stato mag-
             giore “ubbidiva ad un criterio di opportunità nazionale o a quello di convenienza
             tecnica per una reale raf orzamento delle unità”. La risposta era che da un punto di
             vista politico “senza dubbio inf uirono sulla determinazione di amalgama l’urgenza
             di trovar soldati e il timore di rinnovare in italia, nel futuro, la dannazione di uno
             squadrismo sovrapposto, o contrapposto, all’esercito regolare”. più complessa la
             situazione sotto il prof lo professionale:
                  oggi sull’esperienza della passata guerra, ed ascoltate le impressioni di comandanti
             di gruppi di combattimento, debbo riconoscere che l’immissione improvvisa di partigia-
             ni operanti in unità regolari di pronto impiego, richiama alla mente la similitudine
             evangelica del vino nuovo e degli otri vecchi, tanta è la diversità di abitudini e di menta-
             lità degli elementi partigiani dagli elementi coscritti. altro è combattere, entro certi limiti
             ‘a volontà’, ed altro svolgere compiti ben definiti, eseguire ordini coordinati con altri ordi-
             ni, agire inquadrati in una determinata situazione tattica. Una lunga preparazione,
             quale nel 1944-1945 non era ammissibile, avrebbe fuso le due mentalità, traendone il
             buono di entrambe, l’immissione, nella imminenza delle operazioni, diede luogo a preoc-
             cupazioni, certo non comode per i comandanti, in momenti già per se stessi difficili.
                  tuttavia, concludeva l’allora capo di stato maggiore dell’esercito:
                  Questi, peraltro, sono ragionamenti da filosofi: nella situazione in atto non
             c’era libertà di scelta, e penso che lo stato maggiore abbia fatto bene ad attenersi a cri-
             teri non rigidamente teorici, anche se imputabili di sentimentalismo. era pur sempre
             sentimentalismo patriottico .
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             86  g. zanussi, guerra e catastrofe d’italia cit., p. 325.
             87  paolo Berardi, memorie di un capo di stato maggiore dell’esercito cit., p.1 36.

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