Page 78 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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i carabinieri del 1945 - la liberazione




                  i partiti di governo, seppure divisi da molti contrasti, sembravano avere f nal-
             mente trovato un accordo intorno alla parola d’ordine della “grande armata italia-
             na” lanciata dal cLn; una iniziativa che messe attribuiva al “generoso impulso di
             molteplici ambienti politici nazionali: idea suggestiva quanto mai e certo suscetti-
             bile di risonanza nel cuore degli italiani” .
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                  forme aperte di dissenso da questa scelta si manifestavano però in frange con-
             sistenti  del  mondo  partigiano  che  sembravano volersi  sottrarre  al  controllo  del
             cLn e degli stessi partiti, provocando un timore crescente che potesse ripetersi
             l’esperienza  greca  negli  ambienti  politici  e  militari  italiani  e,  soprattutto  fra  gli
             alleati. tra la f ne di dicembre e metà gennaio, dal loro punto di vista stavano
             aumentando i rischi derivanti dalla resistenza italiana , “mentre la sua utilità dal
             punto di vista militare diminuiva”, in conseguenza della sosta invernale . il 4 feb-
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             braio il comando alleato emanava una direttiva, rimasta in vigore f no alla libera-
             zione, che disponeva di “evitare l’ampliamento del movimento e di sostenere sol-
             tanto le azioni di sabotaggio”, distinguendo inoltre varie zone operative, in base alla
             pericolosità politica che presentavano . in def nitiva, stavano prevalendo le “con-
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             siderazioni politiche su quelle militari nella politica alleata verso la resistenza italia-
             na”. tuttavia il movimento partigiano col passare del tempo si era andato raf or-
             zando e riorganizzando, “nella prospettiva dell’avanzata alleata”. Questo spingeva i
             comandanti del 15° gruppo di armate ad apprezzarne il contributo, “al punto da
             disattendere le decisioni del comando alleato contenute nella direttiva del 4 febbra-
             io e intensif care, anziché sospendere, i rifornimenti alle bande” .
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             72  aussme,  i-3,  91/8,  smg,  uf .  operazioni,  26  gennaio 1945,  prot.  n.  10287/op.,  oggetto:
               possibilità di un ulteriore potenziamento del nostro sforzo bellico in rapporto alle limitazioni impo-
               ste dagli alleati.
             73  e. aga rossi, alleati e resistenza in italia cit., pp. 220-221.
             74  ivi  cit.,  p.  225.  erano  stati  individuati  tre  settori:  il  primo,  italia  nord-occidentale (piemonte,
               Lombardia, Liguria e toscana) presentava il movimento partigiano più forte; massimo degli aiuti
               non militari (viveri, medicinali, vestiario, ecc.); armi soltanto per sabotaggi e per le “missioni assegna-
               te”.  anche  nel  secondo  settore  comprendente emilia,  Venezia tridentina (Bolzano  e trento),
               Veneto, le armi andavano inviate selettivamente, in base alle missioni. inf ne, nel terzo settore, italia
               nord-orientale (Venezia giulia, in parte anche udine), zona di inf uenza delle formazioni slovene, “la
               più esplosiva”, la linea di condotta prevedeva: “non aggravare i problemi di frontiera italo-jugoslavi
               che già esistono, anche a scapito dei vantaggi militari”. Qui il controllo delle bande stava sfuggendo
               al cLnai, dunque, occorre va “interrompere del tutto i rifornimento ai partigiani italiani di quella
               regione”. sulla direttiva del 4 febbraio cfr. anche m. de Leonardis, la gran bretagna e la resistenza
               partigiana in italia cit., p. 315 e ss.t. pif er, gli alleati e la resistenza italiana cit., pp. 207 e ss.
             75  e. aga rossi, alleati e resistenza in italia cit., pp. 227-228; m. de Leonardis, la gran bretagna e
               la resistenza partigiana in italia 1945-1945, pp. 325-326; t. pif er, gli alleati e la resistenza ita-
               liana  cit.,  p.  207  e  ss.;  Harry  L.  coles  and albert K. Weinberg,  civil affairs:  soldiers  become
               governors, Washington (d.c.), of  ce of the chief of military History, department of the army,
               1964, p. 526.

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