Page 69 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
significato e implicazioni politiche e operative
va soltanto come un mezzo per raggiungere un proprio obiettivo politico.
condivideva le preoccupazioni del collega il capitano stefano Barbarich, uf ciale
a disposizione del generale clemente primieri, comandante del gruppo di combat-
timento “cremona”, che il 20 gennaio commentava nel proprio diario l’arruola-
mento di volontari provenienti da perugia, richiesti per “l’assoluta necessità di
arruolare uomini per alimentare la forza dei battaglioni”. ne erano arrivati 180,
“tutti rossi”, capeggiati da due uf ciali, ex partigiani. “per quanto tutti, compreso
il capo, ne siano entusiasti - commentava Barbarich - a me non piacciono; ho
paura che ci daranno del f lo da torcere. sono arrivati con fazzoletti rossi al collo
cantando l’internazionale. il capo ha tenuto loro un discorsetto, per ‘inquadrar-
li’. Lo hanno acclamato. crede di averli domati. Ho paura che succederà il contra-
rio. è gente ben organizzata” .
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i rischi della situazione erano ben noti ai vertici militari italiani i quali, però
conoscendo in tutta la sua drammaticità la condizione partigiana, ritenevano che il
problema andava af rontato con la necessaria comprensione, per evitare che dege-
nerasse. gran parte delle informazioni di cui messe e Berardi disponevano proveni-
vano dagli uf ciali di collegamento italiani presso le armate alleate. tra questi, un
ruolo particolare giocavano gli uf ciali del servizio informazioni militare (sim), ai
quali si debbono innumerevoli relazioni fra ottobre e dicembre, tutte dello stesso
tono, relative in prevalenza alla zona t (toscana). il 20 ottobre il capitano francese
del sim segnalava che a firenze, i partigiani erano accantonati in locali poco puliti,
vestiti di stracci e scarpe rotte, con rancio cattivo e scarso, spesso malati. si verif ca-
vano casi di partigiani feriti che non venivano accettati negli ospedali militari alleati.
poca l’assistenza morale, quasi nessun uf ciale italiano si occupava di loro. ciò
nonostante “tutti desiderano di essere reimpiegati. arrivano col massimo entusia-
smo che a poco a poco [...] si attenua per scomparire del tutto”. pochi desideravano
di essere arruolati nel ciL. si lamentavano perché i loro capi, “gente di solito in
gambissima” non venivano riconosciuti come tali, e chiedevano di continuare a
combattere sotto la loro guida e con i propri compagni, mentre avevano poca f du-
cia negli uf ciali generali. francese avvertiva preoccupato che i partigiani “guada-
gnati alla causa nazionale saranno preziosissimi per il mantenimento dell’ordine e la
pacif cazione nazionale”. se invece saranno “trattati male [...] potranno divenire,
per forza di cose, anti-nazionali e rivoltosi”, col rischio di non essere più controllati
neppure dal loro partito politico.
48 aussme, diari storici ii guerra mondiale, b. 2173/iii. nel frontespizio del diario il generale
primieri scrive: “diario tenuto dal cap. compl. Barbarich stefano uf ciale a disposizione del
generale comandante del gruppo di combattimento ‘cremona’ e che si può considerare come
diario mio personale”.
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