Page 64 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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i carabinieri del 1945 - la liberazione




             5. L’autunno sulla Linea Gotica
                  il 22 settembre in una riunione con la mmia (military mission to italian
             army), la sottocommissione esercito dell’acc, era lo stesso capo di stato maggio-
             re dell’esercito a respingere le argomentazioni dei militari alleati per giustif care lo
             scarso “numero di reclute per esercito italiano” tratte dai partigiani: non al “difetto
             di  mezzi  di  trasporto”  doveva  attribuirsi l’insuccesso,  bensì  alla  mancanza  delle
             “necessarie razioni e del vestiario”, “all’eccessivo lasso di tempo lasciato trascorrere
             tra l’arrivo delle armate alleate e la chiamata delle reclute” che f niva per “smorzare
             l’entusiasmo dei patrioti”. Berardi suggeriva invece di “reclutarli immediatamen-
             te[...] e di riunirli subito in accampamenti con vettovagliamento dei soldati regola-
             ri” . il giorno successivo il maresciallo messe, a sua volta, lamentava che l’anda-
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             mento dei richiami era “per nulla incoraggiante”, sottolineando che in alternativa
             esistevano “fonti di reclutamento di gente generosa desiderosa di combattere”. il
             riferimento era ai “patrioti” i quali, anziché essere accolti come meritavano, veniva-
             no “disamorati  perché  proprio quando,  dopo  aver versato le  armi  della banda,
             volentieri passerebbero nelle f le dell’esercito, non ci sono i locali per accoglierli
             (perché tutto è requisito dagli alleati) non c’è la divisa che ha tanto signif cato
             morale e materiale, non c’è il mezzo di trasporto per inviarli subito ad un centro
             raccolta, ecc.” . Questo comportamento, peraltro, era un aspetto del problema
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             complessivo dei rapporti con gli alleati che, lungi dal migliorare col passare del
             tempo, a dispetto della condizione di cobelligeranza in atto ormai da un anno, pro-
             cedeva tra dif  coltà e ostacoli che sembravano moltiplicarsi in relazione alle richie-
             ste italiane di poter accrescere il contributo allo sforzo comune. La conseguenza era
             che “dal punto di vista qualitativo, nella stessa attuazione del programma imposto
             dagli alleati si sta distruggendo quel poco di buono che ancora era rimasto; e non
             si riedif ca [...]. L’esercito si svuota del suo contenuto e del suo signif cato morale,
             e dell’ef  cienza organica”. La causa, secondo messe, poteva risalire a “una mentalità
             tanto diversa dalla nostra”; ma anche e soprattutto, alla “malattia di comando che
             si è impossessata degli uomini preposti al controllo militare ” che si manifestava in
             un vero  e  proprio  abuso  di  potere  da  parte  del  capo  della sottocommissione
             esercito, che interpretando troppo rigidamente le direttive ricevute e giocando di
             dilettantismo va oltre le istruzioni del suo governo o forse addirittura contro le
             vedute della maggiori autorità alleate” , concludeva messe, sottolineando ancora
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             una volta i danni derivati dall’esistenza di troppi centri di comando.


             38  aussme, i-3, 149/3, smre, Ufficio operazioni, 22 settembre 1944, prot. n.9987, oggetto: riunione.
             39  aussme, i-3, 196/3, smg, Ufficio operazioni, situazione del r. esercito italiano (settembre 1944)
             40  ibidem.

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