Page 61 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
                                significato e implicazioni politiche e operative




               agli eserciti alleati da parte del generale alexander, “a mezzo corrieri, volantini, radio
               e stampa”. col governo italiano si sarebbe agito in “collaborazione [...] allo scopo di
               assicurare che i patrioti continuino a ricevere sotto i funzionari italiani il riconosci-
               mento ad essi dovuto per i loro sforzi miranti alla liberazione dell’italia”. Quanto alle
               armi, andavano ovviamente consegnate ma si assicurava che sarebbero state raccolte
               per rifornire “i patrioti ancora combattenti dietro le linee tedesche”. mentre si rico-
               nosceva il “diritto dei patrioti a continuare la lotta e a rimanere in possesso delle
               armi”, si ricordava loro che “ogni arma che può essere recuperata necessita urgente-
               mente per equipaggiare i patrioti più a nord”. considerate “le enormi richieste dei
               fronti di battaglia che si stendono adesso in ogni parte del globo [...] - spiegava la
               commissione - l’assegnazione di armi per il teatro di guerra italiano, compresi gli
               eserciti alleati e per ogni altro fabbisogno, è strettamente limitata e controllata a
               Washington dai vari capi di stato maggiore”. in def nitiva, “il rimanere in possesso
               di armi è contrario alle disposizioni di legge emanate dalle nazioni alleate per mante-
               nere l’ordine e la disciplina nei territori liberati e per assicurare l’agevole f usso dei
               rifornimenti agli eserciti che non deve in alcun modo essere disturbato” .
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                    a f ne luglio, prendendo spunto dalle “misure adottate dalla acc”, pietro
               nenni, in un articolo signif cativamente intitolato a che punto siamo con i partigiani
               pubblicato dall’avanti, sottolineava l’impegno preso dal governo italiano in proposi-
               to, e commentava signif cativamente: “il consiglio dei ministri propone e gli alleati
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               dispongono” . La creazione di un apposito uf  cio patrioti, l’inserimento degli stessi
               “in ogni comitato di amministrazione locale”, la disposizione di dare loro un lavoro
               ecc., erano certamente “ottime cose [...] nel campo morale”, commentava il leader
               socialista, ma la “prof erte di aiuti e di precedenza su lavoro non interessano i partigia-
               ni” i quali “il solo onore che rivendicano è quello di continuare a servire il paese e la
               causa degli alleati, combattendo”. e invece, “niente sul punto essenziale che è quello
               del loro impiego nella guerra”. eppure proprio gli alleati, con “il protocollo aggiun-
               tivo di Quebec all’armistizio”, avevano preso “un impegno solenne e irrevocabile”
               af ermando che “La misura nella quale le condizioni dell’armistizio saranno modif -
               cate in favore dell’italia, dipenderà dall’apporto dato dal governo e dal popolo italia-
               no alle nazioni unite contro la germania, durante il resto della guerra”.
                    finora però, concludeva nenni, “nessuna misura concreta è stata presa per
               of rire al nostro popolo il modo di dare il suo apporto alla guerra contro il nazismo,
               l’entità che dovrebbe valergli, nel pensiero degli alleati, la modif cazione progressiva
               delle condizioni di armistizio. i partigiani attendono queste misure. e noi con loro”.
               32  aussme, i-3, 149/4, commissione alleata di controllo, ramo relazioni pubbliche, 21 luglio 1944,
                  stampa autorizzata. urgente.
               33  “L’avanti”, 29 luglio 1944, a che punto siamo con i partigiani?

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