Page 59 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
significato e implicazioni politiche e operative
raggruppamenti bande italia centrale, riferendosi alla zona di siena e del
maceratese, segnalava che “in occasione del disarmo dei patrioti [...] le truppe, di
massima, si sono rif utate di deporre le armi” e ne erano derivati “notevoli inciden-
ti”. i patrioti intendevano senz’altro continuare a combattere la guerra di liberazio-
ne, ma “nelle medesime attuali formazioni”, - proseguiva il tenente colonnello
Bernabò, estensore della relazione che suggeriva di:
➢ “soprassedere d’urgenza al disarmo dei patrioti in quanto potrebbero deri-
varne gravi e pericolose conseguenze di carattere politico-militare”;
➢ “far dipendere le formazioni stesse - per l’impiego - dal ciL oppure diretta-
mente dal comando supremo, a seconda dei casi, conservandone possibilmente la
struttura organica per mantenere la coesione”;
➢ persuadere “le autorità alleate sulla opportunità di usare le formazioni
patrioti nelle operazioni, man mano che si rendono disponibili, impiegandole in
azioni consone alla loro natura e possibilità (colpi di mano, rastrellamenti, puntate
a tergo delle linee avversarie, ecc.” .
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il giorno successivo, però, lo stesso messe rispondeva che non era “possibile
derogare dalle norme f ssate dal comando alleato circa il disarmo delle bande che
di mano in mano vengono a trovarsi in territorio liberato”. era perciò necessario
che da parte di tutti i comandanti fosse “svolta opera di persuasione in proposito
onde evitare incidenti che potrebbero turbare quello spirito di collaborazione con
le truppe alleate che è attualmente in atto” .
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4. La speranze dell’estate
ef ettivamente, il momento sembrava incoraggiante, poiché gli alleati spera-
vano di riuscire a “liberare l’intero territorio italiano prima dell’inverno” e l’appog-
gio della resistenza poteva tornare utile: “anche gli ambienti alleati più conservato-
ri pensavano quindi nel settembre 1944 che fosse opportuno aiutare la resistenza,
in vista degli sviluppi futuri della situazione italiana e se non altro per poterne gua-
dagnare la riconoscenza”, senza però dimenticare le “conseguenze politiche che il
raf orzamento della resistenza avrebbe determinato”. da qui, nell’estate - autunno
del 1944, “una serie di misure per impedire una tale soluzione, senza dover rinun-
ciare a tutto l’aiuto che il movimento partigiano poteva of rire” .
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28 aussme, i-3, 149/3, comando raggruppamenti bande patrioti italia centrale, 18 luglio 1944,
prot. n. 175, oggetto: disarmo e impiego delle formazioni patrioti, promemoria per il maresciallo
messe.
29 aussme, comando supremo (cs), diario storico (ds), comando supremo, i rep., Uff, operazioni,
19 luglio 1944, prot. n. 14235, oggetto: disarmo bande.
30 e. aga rossi, alleati e resistenza in italia cit., p. 206.
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