Page 58 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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i carabinieri del 1945 - la liberazione




                  il 9 luglio palmiro togliatti, al teatro Brancaccio di roma, teneva un discorso
             dai toni rassicuranti circa l’atteggiamento dei comunisti in merito alla guerra che
             l’italia doveva combattere con un esercito “epurato di ogni quadro reazionario e di
             ogni spirito fascista:
                  “noi non diremo una parola, noi non faremo un gesto il qual possa in qual-
             siasi modo contribuire a un peggioramento qualsiasi delle relazioni che esistono tra
             le grandi nazioni democratiche, e soprattutto di quelle che debbono esistere tra il
             popolo italiano e gli eserciti e i rappresentanti degli stati alleati che combattono nel
             nostro paese, per portarci alla libertà, per distruggere il fascismo. [...] lasciateci com-
             battere, date alle decine, alle centinaia, alle migliaia di giovani italiani disposti ad
             arruolarsi nelle f le di un esercito liberatore la possibilità di dimostrare con i fatti che
             essi si stanno rinnovando, che non sono più sotto l’inf uenza delle dottrine brigan-
             tesche dell’imperialismo fascista, e oggi non vogliano altra cosa che lottare per la
             libertà, per l’indipendenza del loro paese, per distruggere per sempre l’onta del
             fascismo. Quando noi chiediamo questo agli alleati, non parliamo un linguaggio
             né di classe, né di partito: parliamo un linguaggio di popolo nazionale, parliamo a
             nome di tutta l’italia” .
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                  La presa di posizione di togliatti, ispirata alla politica di unità nazionale adot-
             tata dal partito comunista con la “svolta di salerno”, sarebbe stata portata avanti nei
             mesi successivi trovando però opposizioni più o meno aperte in seno al movimento
             partigiano, una realtà molto diversif cata per il colore politico e per gli obiettivi che
             si riponevano nella lotta.
                  intanto nelle zone liberate l’impatto delle formazioni partigiane con i reparti
             alleati di prima linea cominciava a produrre malumori e conf itti di varia natura che
             sarebbero andati crescendo col passare dei mesi. già all’inizio di luglio i carabinieri
             segnalavano che “i partigiani del Lazio si mostrano molto delusi del fatto che non
             sono stati ancora incorporati nell’esercito”.
                  c’era già chi vedeva in questo comportamento il proposito da parte degli
             alleati di vanif care eventuali richieste italiane “al tavolo della pace trincerandosi
             dietro la parola d’ordine: Vi abbiamo liberato dai nazisti” . una interpretazione
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             che, sminuendone il lato militare, vanif cava anche il signif cato morale e politico
             della lotta che i partigiani consideravano come parte del più ampio contributo delle
             forze  armate  alla  guerra  di liberazione  dell’italia.  il  18  luglio  il  comando


             26  palmiro togliatti, (ercoli) per la libertà d’italia, per la creazione di un vero regime democratico,
               discorso pronunciato al teatro Brancaccio in roma il 9 luglio 1944, a cura del partito comunista
               italiano, s.l., s. a., pp 5 e 10.
             27  archivio centrale  dello stato (acs), presidenza  del  consiglio  dei ministri (pcm), cat.  3.12,
               comando arma cc.rr., italia liberata, 9 luglio 1944, prot. 224/1.

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