Page 53 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
significato e implicazioni politiche e operative
si confondeva con quello politico, per cui la liberazione dai tedeschi coincideva con
la sconf tta del fascismo e la sua eliminazione def nitiva in un’italia rinnovata sotto il
prof lo politico e sociale. Queste dif erenze di fondo si manifesteranno in vario
modo nei mesi successivi, f no alla f ne della guerra, ma più o meno attenuate, da
zona a zona, dalle esigenze operative prevalenti nel vivo della lotta, anche in relazione
alle dif erenze politiche che caratterizzavano il movimento partigiano.
i primi ostacoli, però, il governo e i vertici militari italiani li trovarono da parte
degli alleati, il cui comportamento subì continue modif che, dovute alle dif erenze
politico-strategiche esistenti fra americani e britannici, ma anche alle mutevoli esi-
genze operative della campagna d’italia. a questo si aggiungeva il fatto che i vari
centri decisionali angloamericani riguardanti le forze armate italiane prendevano ini-
ziative spesso diverse e talvolta in contrasto fra loro . il 3 giugno nel corso di un col-
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loquio tenutosi a napoli messe ricordava ad alexander che il 24 maggio, riferendosi
alla sistemazione dei militari italiani recuperati durante l’avanzata verso il nord, il
generale macfarlane aveva disposto che “civili, patrioti, bande, eventualmente isola-
ti, che si presentano dichiarando di voler combattere contro i tedeschi” fossero avvia-
ti “in una determinata zona dove scrutinarli, equipaggiarli, inquadrarli, in sostanza
approntarli per il combattimento e l’invio successivo in linea”. a tale scopo si era
prevista la costituzione di due centri di riorganizzazione, uno per il settore tirrenico
e uno per quello adriatico. il generale Browning che avrebbe dovuto occuparsi della
questione insieme a Berardi, aveva però comunicato “di non avere avuto direttive,
anzi di essere in possesso di direttive diverse da parte del generale alexander”. a que-
sto punto alexander invitava il generale infante “a recarsi a caserta per def nire la
questione col generale Harding”, ma il generale macfarlane interveniva comuni-
cando che aveva “già inviato istruzioni al generale Browning e che tutto verrà chia-
rito”. un’assicurazione che probabilmente non risultò molto convincente, tanto che
alexander dovette ammettere che non si era “fatto abbastanza per la partecipazione
italiana alla guerra”, promettendo “il suo intervento oltre che per i materiali anche
per una meno rigida applicazione del concetto delle razioni viveri”. un punto questo
che, comprensibilmente, stava molto a cuore agli alleati, che avevano f ssato la
quota prevista, comprendente anche i partigiani, nella cifra di cinquecentomila
razioni .
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3. La liberazione di Roma: l’incontro con i “patrioti”
dopo la liberazione di roma i comandi militari italiani passarono rapidamen-
13 e. aga rossi, alleati e resistenza in italia cit., pp. 198-199.
14 aussme, i-3, 233/1, colloquio avvenuto il 3 giugno 1944, alle ore 14:00, tra il generale alexander,
il generale mac farlane, il maresciallo messe, l’ammiraglio de courten e il generale infante.
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