Page 52 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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i carabinieri del 1945 - la liberazione
ziativa: una volta appurata l’impossibilità di creare formazioni autonome al di fuori
dell’esercito regolare, i partiti si disinteressarono della questione, provocando il fal-
limento di una serie di iniziative avviate fra ottobre e novembre.
anche l’accoglienza dell’ambiente militare, però, per mancanza di mezzi,
incapacità o scarsa empatia verso i volontari, contribuì in qualche misura a raf red-
darne gli entusiasmi. Questa esperienza negativa, come vedremo, inf uì in maniera
determinante nell’orientare i comandi italiani ad una maggiore attenzione verso il
movimento partigiano che col passare dei mesi si presentava come una realtà che
avrebbe comportato impegni di tipo nuovo: non si trattava soltanto di of rire un
supporto operativo a un movimento di combattenti volontari operanti oltre le
linee, f sicamente separato, ma di dare una risposta concreta a migliaia di uomini
che chiedevano soddisfazione per l’opera f nora of erta alla causa comune e che
occorreva soccorrere, curare e riarmare, nel caso volessero continuare a combattere.
il 24 maggio il maresciallo messe inviava un radiomessaggio ai “patrioti” per
far giungere loro il “saluto fraterno dei soldati di terra, del mare e dell’aria dell’italia
liberata” che combattevano al f anco dei “camerati delle nazioni unite […] a f anco
delle truppe del maresciallo tito […] con la stessa intrepida fede del carso, del
grappa e del piave” per liberare la patria “dall’invasore tedesco”. mentre “noi riven-
dichiamo le tradizioni di Vittorio Veneto, di premuda e del volo su Vienna - prose-
guiva messe - è con inf nita commozione che pensiamo a voi, patrioti d’italia, che
rinnovate in maniera sublime le tradizioni sante del risorgimento, le tradizioni del
popolo contro la tirannide e contro l’oppressione dello straniero rapinatore e vessa-
tore”. messe invitava i partigiani a colpire “secco e duro […] nell’ora dell’insurrezione
generale [...]senza esitazione […] comunque e ovunque” il nemico che, ora come
allora, era “l’invasore tedesco”, contro il quale le forze armate combattevano per
“placare lo spirito dei padri”. il fascismo non veniva nominato, se non in maniera
indiretta e generica , laddove si af ermava che, liberata la patria, si potrà “gridare al
mondo che il popolo italiano ha fatto giustizia di chi lo ha tradito col suo eterno
nemico, ed ha schiantato con lo stesso furore l’invasore tedesco che opprime e calpe-
sta la nostra terra e chi lo aiuta a straziarla” . il linguaggio retorico e i riferimenti sto-
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rici evocati da messe probabilmente non erano i più adatti a scaldare i cuori dei par-
tigiani, ai quali, il capo di stato maggiore generale assicurava tuttavia, oltre alla gra-
titudine e all’ammirazione, tutto l’aiuto possibile. anche in questo caso abbiamo la
dimostrazione della diversa visione della lotta in corso che avevano le due parti: per i
comandi italiani era una guerra di liberazione dall’invasore, di carattere prevalente-
mente militare; per i partigiani, una lotta di popolo nella quale il momento militare
12 archivio uf cio storico, stato maggiore esercito (d’ora in poi aussme), fondo i-3, Busta 149/4,
appello ai patrioti italiani.
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