Page 57 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
                                significato e implicazioni politiche e operative




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               nione del 3 giugno . una settimana più tardi a Bolsena, in una riunione in cui si
               disponeva che ufficialmente si doveva utilizzare il termine “patrioti” e non “partigia-
               ni”, alexander ribadiva queste linee direttive e aggiungeva una ulteriore nota negati-
               va. fermo restando il “divieto assoluto a tutti i partigiani di costituire comunque
               bande di volontari al di fuori dei reparti dell’esercito regolare”, il comandante in
               capo del fronte mediterraneo tornava ad assicurare la massima attenzione al proble-
               ma; a questo scopo aveva disposto che venisse dato “con emissioni radio e pubblica-
               zioni sui giornali [...] ampio riconoscimento ai patrioti per l’opera da loro compiu-
               ta”. il colonnello mc carthy era incaricato di selezionare i patrioti “fisicamente e
               moralmente in migliori condizioni”, per destinarli “come complementi al ciL”. gli
               altri andavano assegnati alle divisioni 209 e 210. Le due unità di destinazione indica-
               te da alexander - e questa era la novità - erano divisioni ausiliarie impegnate in “atti-
               vità lavorative a favore degli alleati” , certamente dignitose e utili alla causa comu-
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               ne, ma che non potevano incontrare il favore dei partigiani che intendevano essere
               impiegati ancora soltanto per combattere.

























                folla alla manifestazione in piazza castello a milano in onore delle formazioni partigiane, 6 maggio 1945
                                (fotografia di publifoto © archivio publifoto intesa sanpaolo)
                    era su questa linea che i due maggiori partiti di sinistra cominciavano a far
               sentire la loro voce in quelle settimane, con interventi sempre più frequenti da parte
               dei loro leader, a testimonianza di una impazienza crescente.


               24  ibidem.
               25 L. Lollio, le unità ausiliarie dell’esercito nella guerra di liberazione, roma, ministero della difesa,
                  stato maggiore esercito, uf  cio storico, 1977, p. 33.

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