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i carabinieri del 1945 - la liberazione




                  i provvedimenti del governo italiano ai quali nenni faceva riferimento, erano
             stati presi nel consiglio dei ministri il 15 luglio. il primo punto all’ordine del giorno
             riguardava appunto la “partecipazione dell’italia alla guerra” . il ministro della guerra
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             alessandro casati riferiva “sulla situazione presente dell’esercito, sul problema dei
             quadri e della indispensabile loro epurazione e selezione, sull’ammissione dei volontari
             nelle f le dell’esercito, nonché sul necessario collegamento fra l’esercito e le bande di
             patrioti”. a questo proposito, il consiglio dei ministri dichiarava per la prima volta in
             forma molto impegnativa la propria volontà: “di valersi dello spirito volontaristico dif-
             fuso nel paese, e particolarmente vivo nelle regioni via via liberate, per mettere a dispo-
             sizione, ai f ni della causa comune, il maggior numero di combattenti”. ne derivava che
             “le bande armate di partigiani, le quali lottano contro l’invasore tedesco, devono essere
             considerate come parte integrante dello sforzo di guerra della nazione”. il ministro
             della guerra avrebbe perciò provveduto, presi i “necessari accordi con gli alleati, a sta-
             bilire con esse un regolare collegamento, a migliorare il loro inquadramento e ad accre-
             scere l’aiuto materiale e morale di cui esse abbisognano”. fin qui, si trattava di provve-
             dimenti relativi alle formazioni partigiane in linea. parallelamente, però, si prendeva in
             considerazione una situazione nuova, prodotta dalla progressiva avanzata del fronte: lo
             scioglimento delle bande a seguito della cessazione delle ostilità nelle zone liberate,
             fenomeno destinato a crescere con il passare del tempo, provocando un malcontento
             tra i partigiani. a costoro era diretta la rassicurazione f nale del consiglio dei ministri:
             “ai patrioti che hanno combattuto nelle bande e che verranno a trovarsi al di qua della
             linea del fronte” veniva data la possibilità di continuare a combattere come volontari
             inquadrati in “unità speciali”, al momento non meglio precisate .
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                  nei mesi successivi i comandi militari e il governo italiani, nella speranza che
             l’incremento quantitativo potesse favorire una crescita politica dell’italia agli occhi
             degli alleati, avrebbero intensif cato gli sforzi per far combattere quanti più soldati
             fosse possibile al f anco e all’interno dei reparti regolari, un posto importante spettava
             a quanti chiedevano, non avendo obblighi di leva, di combattere volontariamente per
             la liberazione dell’italia. il bacino del volontarismo al quale si poteva attingere, a parte
             il contributo ridotto dei prigionieri di guerra, era soprattutto quello dei partigiani.
                  mentre i provvedimenti di riconoscimento dell’opera dei partigiani venivano
             avviati da parte degli alleati, i reparti che entravano nel territorio liberato, continuava-
             no però ad essere sottoposti immediatamente al disarmo, “secondo i normali procedi-
             menti”, come scriveva il 5 agosto il comando dell’8  armata britannica, nella cui zona
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             34 Verbali del consiglio dei ministri. Luglio 1943-maggio 1948. edizione critica, a cura di aldo g.
               ricci, iii, governo Bonomi, 18 giugno 1944-12 dicembre 1944, presidenza del consiglio dei mini-
               stri, dipartimento per l’editoria, roma, 1995, seduta del 15 luglio 1944, Verbale, p. 34.
             35 ibidem.

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