Page 65 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
                                significato e implicazioni politiche e operative




                    da parte italiana vi erano scarse possibilità di intervento, considerata la dipen-
               denza dagli stessi alleati sui quali ricadeva l’onere di provvedere a gran parte del fab-
               bisogno di mezzi di trasporto, viveri, vestiario per i partigiani, così come avveniva
               per  i  reparti  regolari.  oltretutto,  mano  a  mano  che  il  movimento  partigiano  si
               ingrossava, crescevano rapidamente le spese. già in agosto si calcolava un fabbiso-
               gno mensile di circa cinquanta milioni, cifra che “eccede smisuratamente i fondi
               all’uopo disponibili presso questo smg”, scriveva messe a Bonomi, suggerendo di
               chiedere agli alleati di assumersi “per intero l’onere del f nanziamento delle bande
               partigiane”. una condizione che veniva ulteriormente a indebolire la già ridotta
               forza contrattuale italiana nei confronti degli alleati .
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                    intanto crescevano le dif  coltà nei rapporti con i partiti. i comandi militari
               della toscana segnalavano preoccupati in quelle settimane che la scarsa adesione
               dei partigiani alle proposte di ingresso nelle f le dei reparti regolari aveva anche
               motivazioni di natura politica: i partigiani, infatti, attendevano “ordini dai partiti”,
               che accusavano la “casta militare” di ritardare e ostacolare l’inserimento dei parti-
               giani, simbolo del rinnovamento, nei reparti regolari. da qui lo stallo nel recluta-
               mento per cui, a f ne estate, a fronte di 5.285 volontari disponibili, soltanto 800
               erano i partigiani.
                    a questi si aggiungevano i 752 arruolati in base al bando n. 8, del quale si è
               detto in precedenza, 1.605 provenienti da elementi già alle armi e 2.140 arruolati in
               base al manifesto del 13 luglio 1944 con il quale erano cominciati i richiami delle
               classi 1914-1924 in servizio all’8 settembre 1943.
                    dopo roma, i richiami erano proseguiti nel Lazio e in campania, sempre con
               scarso esito, tanto che a metà ottobre mancavano circa 65.000 uomini. non andò
               meglio con i richiami disposti tra la f ne del 1944 e l’inizio del 1945 in varie regioni,
               comprese le isole, mentre si aggravava il fenomeno delle “assenze arbitrarie”, eufe-
               mismo che stava ad indicare i dilaganti fenomeni di renitenza e diserzione che a f ne
               agosto ammontavano a 50.000, e che nel periodo ottobre-dicembre riguardarono
               anche i gruppi di combattimento .
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                    i vertici militari, in quel periodo impegnati nella faticosa organizzazione dei
               gruppi di combattimento, consapevoli della opportunità che l’impiego dei parti-
               giani poteva of rire, respingevano gli attacchi degli ambienti politici, facendo rica-
               dere sugli alleati la responsabilità dei ritardi e della scarsa utilizzazione dei volontari,
               avrebbero permesso di ripianare, almeno in parte, i vuoti creati dalle “assenze arbi-
               trarie”.
               41 aussme, smg, d.s., stato maggiore generale, Ufficio patrioti, 11 agosto, prot. n. 69, a s. e. ivanoe
                  Bonomi, presidente del consiglio dei ministri, f nanziamento bande, allegato n. 145.
               42  cfr. g. conti, i volontari nelle forze armate del regno d’italia cit., p. 38.

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