Page 63 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
significato e implicazioni politiche e operative
operavano al momento circa 25 bande, con una forza, stimata attorno ai 4.000 uomini.
Questi, una volta disarmati, andavano attentamente controllati per individuare i
numerosi falsi partigiani che cercavano di ingannare la “buona fede” dei militari alleati
“per ottenere benef ci”, un problema estremamente delicato, che divenne un vero assil-
lo per i comandi militari alleati, con l’ef etto di moltiplicare i controlli e dilatare i tempi
di individuazione dei “veri partigiani”. di questi, peraltro, soltanto una parte poteva
essere utilizzata per “portare messaggi nella zona ancora occupata dal nemico, compie-
re azioni di pattuglia o servire da guida. La massa dei partigiani non utilizzata”, doveva
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essere “allontanata seguendo le normali modalità” . Questo tipo di trattamento pro-
vocava il ritorno a casa, spesso def nitivo, di un numero crescente di partigiani, stanchi
anche per i tempi di attesa, per la scarsezza delle razioni viveri e del vestiario, come
segnalava il 18 settembre il diario storico dello stato maggiore dell’esercito .
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sfilata delle formazioni partigiane in largo cairoli a milano, 6 maggio 1945
(fotografia di publifoto © archivio publifoto intesa sanpaolo)
36 aussme, i-3, 149/4, comando 8 armata, 5 agosto 1944, prot. 111/d725-8, oggetto: partigiani.
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37 aussme, stato maggiore regio esercito (smre), ds, 18 settembre 1944.
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