Page 66 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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i carabinieri del 1945 - la liberazione




                  a metà ottobre il capo di stato maggiore dell’esercito Berardi, facendo il
             punto della situazione in merito all’“immissione di patrioti nell’esercito”, scriveva:
                  Ben compreso del valido apporto alla resurrezione delle sorti italiane che l’im-
             missione nell’esercito regolare dei volontari patrioti può portare, deciso a non rin-
             novare l’incomprensione per le forze spontaneamente sorte dal popolo verif catasi
             da parte degli stati maggiori regolari in altre guerre della nostra storia, ho ricercato
             f n dai primi giorni della mia carica di capo di stato maggiore dell’esercito di pren-
             dere a tale scopo contatti con le bande, con organi centrali e periferici alleati, con
             esponenti  del  comitato  di liberazione  nazionale,  con l’associazione  partigiani
             d’italia, di recente costituzione ecc. onde creare una organizzazione concreta per
             realizzare l’aspirazione proclamata dalla stampa di tutti i partiti a prendere le armi
             per contribuire alla cacciata dei tedeschi dall’italia .
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                  i  primi  provvedimenti  in questa  direzione  erano  stati  presi  in luglio  dalla
             commissione alleata di controllo “su proposta e per insistenza” dello stato maggio-
             re dell’esercito. i centri costituiti nel settore tirrenico (cerseti) e in quello adriatico
             (cersa) per “arruolare volontari desiderosi di combattere” avevano dato però stati
             scarsi per “mancanza di mezzi di trasporto [...] di viveri [...] di una caserma attrez-
             zata dove riunire i patrioti in attesa delle partenza”. alcuni di loro erano stati arre-
             stati perché si rif utavano di consegnare le armi; altri, “degenti negli ospedali per
             ferite riportate in combattimento” erano stati lasciati “senza o con scarse cure ed ali-
             menti”. a ciò si aggiungevano, non meno gravi, gli ostacoli frapposti “da talune
             autorità alleate periferiche”. di conseguenza, “i patrioti disamorati per il trattamen-
             to avuto, erano tornati quasi tutti alle loro occupazioni civili: nulla era stato fatto
             per riprendere i dovuti contatti”.
                  nella sola zona di firenze avevano ricevuto “l’attestato di patriota 2.965 giova-
             ni”, ma soltanto poco più di duecento avevano risposto all’appello ad arruolarsi af  s-
             so il 24 settembre: “ed è peccato, commentava Berardi, perché i giovani immessi
             nella “friuli”, hanno destato l’entusiasmo dei comandanti e sono modelli a tutti per
             serietà, disciplina e spirito militare”. all’origine degli “scarsi risultati conseguiti”,
             oltre al ruolo negativo giocato dagli alleati, Berardi segnalava il fatto che la “questio-
             ne dei patrioti” era trattata da “troppi organi, sia italiani che alleati, sia militari che



             43  aussme, i-3, 149/3, stato maggiore r. esercito, uf  cio operazioni, 17 ottobre 1944, prot.n.
               10985, oggetto: immissione di patrioti nell’esercito, a s .e. il ministro delle guerra e p.c. a s.e. il
               maresciallo d’italia giovanni messe, capo di s.m. generale. nelle sue memorie Berardi rivendiche-
               rà a merito dello stato maggiore, di avere proposto sin dall’inizio alla mmia , che lo ostacolava, il
               programma, “approvato, incoraggiato ed aiutato dal ministro casati, di correre incontro a questi fra-
               telli, accoglierli nel miglior modo, nutrirli, incorporarli nei gruppi di combattimento, formando
               dei battaglioni, ed anche delle divisioni di patrioti”. cfr. paolo Berardi, memorie di un capo di stato
               maggiore dell’esercito cit.

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