Page 67 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
significato e implicazioni politiche e operative
civili, tra loro indipendenti e talvolta contrastanti”. mancava, in def nitiva, “unità
d’indirizzo e di direttive”; questo limite riguardava soprattutto i partiti politici, il
terzo soggetto al quale Berardi attribuiva la responsabilità della situazione, nella
quale soltanto lo stato maggiore, appoggiato dal ministero della guerra, aveva “agito
di iniziativa e in modo concreto [...] ma contrastato da tutti gli altri, nessuno esclu-
so”. particolarmente grave era la “propaganda tra i patrioti fatta dagli esponenti dei
partiti estremisti per boicottare l’arruolamento nell’esercito f ntantoché non sarà
riconosciuto il principio che le bande potranno essere immesse al completo nelle f le
dell’esercito con riconoscimento uf ciale dei loro comandanti”. Questa richiesta,
commentava Berardi, è “cosa desiderabile e desiderata anche da questo sm, ma non
concessa dagli alleati”. proprio ai partiti, “tutti compresi”, spettava il compito di
prendere i provvedimenti necessari per “risolvere la questione dei patrioti, la cui capi-
tale importanza è fuori discussione”. occorreva avviare “con la massima urgenza una
onesta campagna [...] af nché il popolo riacquisti la dovuta stima e f ducia in questo
piccolo rinnovato esercito, nel quale si concentrano i destini immediati e futuri della
nostra patria”. i rappresentanti dei partiti, poi avrebbero dovuto entrare a far parte
di una “commissione di gente di buona volontà e seria”, nominata dal governo, con
la quale il ministero della guerra e lo stato maggiore dell’esercito avrebbero trattato
“i problemi immediati e futuri della questione, senza intermediari e coi metodi di
praticità e concretezza che si sono propri” .
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La presa di posizione di Berardi, signif cativa anche per la nota autocritica che
conteneva in apertura, è particolarmente importante perché rappresenta in manie-
ra esemplare le posizioni sulla questione partigiana ormai consolidate dei vertici
militari. il documento “merita lettura integrale”, commentava il giorno successivo
il maresciallo messe che concordava con tutte le proposte del capo di stato mag-
giore, sottolineando, da parte sua, che “la cosa più importante era “ridare prestigio
all’esercito altrimenti si continuerà a costruire sulla sabbia. per questo occorre, che
gli enti militari responsabili accelerino l’opera di epurazione e selezione e che la
stampa dei sei partiti al potere cessi la campagna calunniosa e dif amatrice”.
il 26 ottobre messe illustrava al capo del governo la novità della situazione
dei patrioti venutasi a creare con l’avanzata negli appennini. Le nuove formazioni
partigiane erano “completamente diverse da qualsiasi altra formazione partigiana
trovata f no ad oggi”, trattandosi di “organizzazioni propriamente militari che agi-
scono in diretto collegamento con i comandi alleati di stazioni rt paracadutate”.
da qui l’esigenza di ordini e disposizioni nuove. invece si continuava ad applicare
44 aussme, i-3, 149/3, stato maggiore r. esercito, uf cio operazioni, 17 ottobre 1944, prot.n.
10985, oggetto: immissione di patrioti nell’esercito, a s .e. il ministro delle guerra e p.c. a s.e. il
maresciallo d’italia giovanni messe, capo di s.m. generale.
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