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i carabinieri del 1945 - la liberazione
anche gli alleati si mostravano consapevoli della nuova dimensione assunta
dalla questione partigiana a seguito dell’avanzata del fronte, e la affrontarono con
una serie di provvedimenti emanati dalle diverse agenzie che a vario titolo operanti
in italia, con procedure complicate e spesso contraddittorie come detto, che genera-
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vano confusione e disorientamento nel campo italiano . il 22 giugno il comando
armate alleate in italia disponeva che sarebbe spettato al amg (allied military
government), tramite ufficiali dell’oss (office of strategic service), del n. 1 special
force, e del cLn, prendere contatto con “i capi dei gruppi di resistenza prima che il
territorio sia liberato dalle truppe avanzanti”. La commissione alleata di controllo,
poi, avrebbe assunto “il compito di mantenere i rapporti con i gruppi di resistenza
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non appena il territorio in cui essi hanno operato è liberato dalle nostre truppe” .
L’obiettivo primario era quello di ottenere la collaborazione dei gruppi resistenza
“affinché [...] consegnino le armi e tornino alla vita normale nell’italia liberata”; le
armi sarebbero state “immediatamente passate agli altri patrioti nel nord, per metter-
li in grado di compiere la loro attività”. La commissione alleata di controllo, in col-
laborazione con la sezione propaganda di guerra del psychological Warfare Branch
(pWB), avrebbe provveduto alla redazione di manifesti da affiggere “nella città e nei
villaggi” per ringraziare i partigiani “per il buon lavoro da essi compiuto per affretta-
re la liberazione”. riconoscimento formalizzato con un documento della stessa
commissione, che doveva servire anche come ricevuta per le armi riconsegnate. si
disponeva inoltre che i militari alleati non si immischiassero “nei problemi sollevati
dai capi dei gruppi di resistenza o dai patrioti”, che non fossero fatte loro promesse,
che le truppe non disarmassero, “tranne in casi di necessità”, i patrioti e che non aves-
sero con loro “rapporti diretti”. presupponendo che la maggior parte dei partigiani
desiderasse tornare alle “normali occupazioni”, il comando alleato suggeriva di inco-
raggiarli a farlo e dichiarava, che i patrioti “non saranno impiegati in alcun combat-
timento una volta che essi saranno liberati”, ponendo fine alle eventuali aspettative
che potevano essere derivate dalle pur vaghe promesse fatte da alexander nella riu-
21 e. aga rossi, alleati e resistenza in italia, cit., pp. 204-205, dove rinvia a g. cox, the race for
trieste, London, 1977, pp. 122 e ss.
22 concordano su questo punto e. aga rossi, alleati e resistenza in italia cit., p. 199, m. de
Leonardis, la gran bretagna e la resistenza partigiana in italia cit., pp. 160 ss., e t. pif er, gli
alleati e la resistenza italiana cit., pp. 77 e ss., 130 e ss., il quale, con particolare riferimento ai con-
f itti fra oss e soe, scrive che “gli italiani non facevano peraltro nulla per evitare di esacerbare le ten-
sioni angloamericane, anzi è lecito sospettare che, una volta resisi conto della situazione, tentarono
di trarne vantaggio aumentando il livello di competizione fra i due servizi”, p. 80.
23 aussme, diari storici ii guerra mondiale, b. 3077, comando armate alleate in italia, 22 giugno
1944, prot. 4c/g (ops), allegato a smre, uf . operazioni, 29 luglio 1944, prot. n. 6986 /op.,
oggetto: trasmissione di foglio.
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