Page 55 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’immissione di formazioni partigiane nelle Unità regolari dell’esercito:
significato e implicazioni politiche e operative
subito una sorta di doppiezza nel loro comportamento poiché, mentre a parole tri-
butavano “il più ampio riconoscimento” all’azione dei partigiani “sia coi bollettini
ufficiali, sia a mezzo radio, sia con encomi di alti comandanti”, nei fatti, quando
entravano a contatto con i patrioti, “i comandi alleati di retrovia specie di polizia
militare”, non solo non riconoscevano “alcuna qualità e merito a questi combatten-
ti”, ma vietavano “anche agli ufficiali di recarsi nelle varie zone per regolarizzare la
posizione dei patrioti”. così si poteva leggere in un promemoria del 21 giugno
1944, dell’ufficio operazioni del comando supremo per il ministro della guerra
casati. di fatto, secondo l’estensore, “nel momento in cui il patriota, che fra disagi
di ogni specie, privazioni, combattimenti, ha superato nove lunghi mesi, spera di
poter ricevere il giusto riconoscimento morale e materiale al suo operato si vede
invece completamente abbandonato”. occorreva invece intervenire immediata-
mente “per il riordinamento e l’assistenza dei reparti patrioti (versamento armi,
selezione dei volontari, inquadramento di coloro che hanno famiglia in terre occu-
pate o lontano dal fronte, congedamento di chi non vuole più combattere, ecc.)”.
tutto questo per regolare al più presto la posizione dei partigiani, ma anche per evi-
tare che costoro, insoddisfatti del trattamento potessero “nelle retrovie dare distur-
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bo” . un rischio destinato a crescere col tempo.
per comprendere la posizione degli alleati occorre tenere presente, come scri-
ve elena aga rossi, che dal loro punto di vista l’italia “era un paese nemico da occu-
pare, e tale continuò ad essere nel periodo 1943-1945. non ci si può quindi mera-
vigliare dell’atteggiamento alleato nei confronti della resistenza, se si considera l’at-
teggiamento alleato nei confronti del governo italiano” . gli alleati usarono la
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resistenza nelle forme e nei tempi che risultò loro utile, “ma non ne riconobbero
mai l’autonomia, come venne negata ogni autonomia al governo italiano” al quale,
peraltro, venne proibito qualsiasi rapporto diretto col movimento partigiano:
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“ogni collegamento doveva passare attraverso le autorità alleate” . col tempo la
“diffidenza iniziale” dovuta alla “totale ignoranza del personale alleato sulla situa-
zione in italia, delle sue componenti politiche e sociali, che tanti errori fece fare
all’amministrazione alleata”, diminuì e “all’ostilità iniziale si sostituì una maggiore
comprensione e rispetto per la lotta partigiana” ma, di fatto “la politica alleata con-
tinuò ad essere sempre quella di collaborare con i partigiani finché un’area era libe-
rata, poi di disarmarli e sciogliere le loro unità” .
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18 aussme, i-3, 149/3, promemoria per l’eccellenza il ministro della guerra - reparti patrioti, 21
giugno 1944. il documento era stato preparato dall’uf cio operazioni del c.s. e presentato al mini-
stro della guerra casati.
19 e. aga rossi, alleati e resistenza in italia cit., p. 200.
20 ibidem.
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