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i Carabinieri del 1945 - La LIBERazIoNE
l’atteggiamento dei loro comandanti” . Alla f ne dell’anno, gli ef ettivi delle bande
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partigiane erano drasticamente diminuiti da 80.000 a 50.000. durante la controf-
fensiva dei nazifascisti furono uccisi alcuni dei principali promotori e comandanti
delle formazioni partigiane. il 2 gennaio 1945 a Milano la Gestapo riuscì ad arresta-
re Parri. L’8 febbraio, Longo faceva sapere a Togliatti che in tutti i mesi invernali
“il movimento partigiano è stato duramente attaccato. Abbiamo avuto dei duri
rastrellamenti in tutte le regioni”, ma subito aggiungeva: “Malgrado le perdite e
momentanei sbandamenti possiamo dire che il movimento partigiano si mantiene
quasi dappertutto forte e combattivo anche se un po’ ridotto negli ef ettivi” .
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Un altro fattore che aggravò la crisi della Resistenza armata durante l’inverno
del 1944-1945, fu la crescente ostilità della popolazione nei confronti dei partigiani,
a causa dei metodi brutali ai quali facevano ricorso per ottenere cibo e denaro. il 6
a
novembre, il comandante della 98 brigata Garibaldi ordinò l’immediata cessazione
delle requisizioni arbitrarie “che spesse volte rasentano il furto. Contro questo
modo d’agire che è pretta dimostrazione fascista che perdura saranno prese misure
severissime” . Cinque giorni dopo, l’ordine fu reiterato a tutti i distaccamenti:
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“Sono proibite nel modo più assoluto qualsiasi tipo di requisizioni”: “noi siamo
qua, tutti, per compiere un alto dovere, e non per riempire i nostri portafogli e quel-
li dei nostri uomini. […] È un vandalismo completo che deve cessare subito. […] È
ora di f nirla, siamo ormai un esercito regolare e non un’accozzaglia di mercenari,
serviamo gli interessi di tutti gli italiani e non i nostri interessi personali” .
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Una approfondita relazione sui motivi di ostilità delle popolazioni verso le
bande partigiani fu fatta alla f ne del 1944 da Giorgio Agosti, uno dei fondatori del
Partito d’azione e organizzatore della guerra partigiana in Piemonte. egli esordiva
osservando che “in genere l’atteggiamento della popolazione nei confronti delle
formazioni partigiane è andato peggiorando”; ciò era dovuto, prima di tutto, al
“dilagare del banditismo, la cui linea di demarcazione dal movimento partigiano è
spesso assai incerta”. “La mancanza di un regolare f nanziamento in questi ultimi
mesi, il disgregarsi di molte formazioni maggiori in seguito ai rastrellamenti, e in
genere il crescente disprezzo per la vita umana, per la proprietà e per le leggi della
convivenza civile che è un inevitabile portato della guerra civile, hanno creato in
molte zone una situazione intollerabile. Alla requisizione più o meno ordinata del
14 ivi, p. 172.
15 Spriano, op.cit., p. 483.
16 Le brigate Garibaldi nella Resistenza. documenti, ii, giugno-novembre 1944, a cura di Gabriella
nisticò, Milano, Feltrinelli, 1979, p. 570.
17 ivi, pp. 569-570.
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