Page 23 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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GuERRa NazIoNaLE dI LIBERazIoNE




                    La f rma dei Protocolli di Roma provocò una nuova crisi nella Resistenza
               politica, perché non furono accettati dai socialisti, che non avevano fatto parte della
               delegazione del CLnAi. Sandro Pertini, rappresentante del PSiUP nel CLnAi,
               accusò i delegati di aver f rmato un accordo “di asservimento del CLnAi alla poli-
               tica britannica”, che aveva lo scopo di “legare al proprio carro i movimenti di libe-
               razione europei […]. Ciò è perfettamente riuscito nel caso del movimento italiano
               con la f rma di un documento in questione, il cui prezzo sono i 160 milioni mensili
               concessi, come il famoso piatto di lenticchie, al CLnAi” . nonostante le accuse
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               dei socialisti, i Protocolli di Roma erano un importante successo della Resistenza, e
               soprattutto del CLnAi, perché aveva ottenuto dagli Alleati il riconoscimento uf  -
               ciale della propria autorità come un “governo di guerra” nell’italia occupata. il 26
               dicembre,  il  governo bonomi sottoscrisse un accordo col  quale riconosceva  il
               CLnAi delegandolo “a rappresentarlo nella lotta che i patrioti hanno impegnato
               contro i fascisti e i tedeschi nell’italia non ancora liberata”; a sua volta, il CLnAi
               accettò di agire come delegato del governo italiano, riconosciuto dai governi alleati
               come “la sola autorità legittima in quella parte d’italia che è stata o sarà in seguito
               restituita al Governo italiano dal Governo militare alleato” .
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                    i successi conseguiti dalla Resistenza politica nei rapporti con gli Alleati e con
               il governo di Roma non valsero a superare la crisi della Resistenza armata, che si
               aggravò fra la f ne del 1944 e l’inizio del 1945, innanzi tutto perché dovette arretrare
               davanti alla controf ensiva scatenata da Kesselring f n dall’inizio di ottobre, con un
               massiccio spiegamento di forze tedesche e fasciste. “Continuano le fucilazioni di
               compagni, sempre i migliori, gli arresti, le deportazioni”, riferiva il 9 dicembre il
               commissario politico della iii zona al responsabile della federazione friulana del
               PCi: “i rastrellamenti si seguono ai rastrellamenti. […] La reazione è feroce nei
               nostri confronti. Ci cercano continuamente. […] io voglio sperare che questa sia
               una burrasca che presto si quieterà. Ma non è che una speranza, direi pia” . Alla
                                                                                     13
               f ne di dicembre, un rapporto delle brigate Garibaldi operanti in Lombardia segna-
               lava la gravità della crisi delle bande partigiane, che perdevano molti dei loro mili-
               tanti: “Continua il processo di sfaldamento di tutte le formazioni partigiane della
               zona bergamasca. […] La maggior parte degli uomini si sono consegnati. […] in
               gran parte le armi sarebbero state consegnate ai tedeschi. Alcune sono state nascoste
               e asportate singolarmente da partigiani. Gli uomini erano stanchi e sf duciati per

               11  Cit. Paolo Spriano, Storia del partito comunista. La Resistenza, Togliatti e il partito nuovo, Torino,
                  einaudi, 1975, vol. V, p. 446.
               12  ivi, p. 452.
               13  Le brigate Garibaldi nella Resistenza. documenti, iii, dicembre 1944 - maggio 1945, a cura di
                  Claudio Pavone, Milano, Feltrinelli, 1979, p. 43.

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