Page 28 - Rassegna 2025 numero speciale 1
P. 28

i Carabinieri del 1945 - La LIBERazIoNE




                  nello stesso tempo, il CLnAi decretò l’unif cazione delle forze partigiane e la
             nomina di un comitato insurrezionale composto da Luigi Longo, Sandro Pertini,
             Leo Valiani.
                  La grave crisi della Resistenza, dopo l’estate dei successi, era probabilmente
             ignorata o sottovalutata da Mussolini, se l’11 settembre scriveva a Clara Petacci:
             “L’audacia dei partigiani cresce colla manifestazione sempre più palese della nostra
             impotenza. Ho sempre più netta l’impressione che si va a fondo” . e il 31 ottobre,
                                                                        24
             inviando al plenipotenziario del Reich Rudolf Rahn una relazione sulla “situazione
             delle bande partigiane”, fece rilevare che dalle informazioni raccolte risultava un
             notevole sviluppo dell’organizzazione del movimento partigiano: le bande erano
             diventate brigate e divisioni “regolarmente inquadrate e comandate da generali di
             carriera sottoposti a uno Stato maggiore generale”, e provviste di un armamento
             “ottimo” e dei “materiali necessari”, mentre “in molti luoghi tedeschi sono venuti
             a patti modus vivendi con i partigiani, cioè si sono formati veri e propri accordi …
             il che ha aumentato il potere e il prestigio dei partigiani”, “l’organizzazione partigia-
             na in italia - concludeva Mussolini - con un totale di 100.000 uomini ripartiti in ses-
             santa brigate costituisce un pericolo crescente contro il quale non si agisce con la
             dovuta  ef  cacia  per  molte cause,  fra  le quali la prima  è  il  frazionamento  dei
             Comandi, delle forze e delle responsabilità fra italiani e tedeschi .
                                                                       25
                  nei venti mesi in cui fu a capo della Repubblica sociale, Mussolini non ebbe
             alcuna realistica percezione della natura e del signif cato della Resistenza come guer-
             ra nazionale di liberazione, oltre che come guerra civile fra antifascisti e fascisti, da
             lui stesso innescata quando aveva dato vita a un nuovo regime fascista, vassallo del
             regime nazista. Per il duce, la Resistenza era un’accozzaglia di traditori dell’italia
             asserviti allo straniero per soggiogarla alle potenze straniere: agli inglesi, agli ameri-
             cani, ai russi.
                  duce di uno Stato senza sovranità, succube impotente di un alleato che aveva
             annesso al proprio impero le regioni italiane dall’Alto Adige all’istria, e che in caso
             di una vittoria avrebbe comunque assoggettato l’italia a un regime totalitario razzi-
             sta, Mussolini visse i venti mesi della Repubblica sociale nella consapevolezza del
             proprio fallimento manifestato nelle lettere alla Petacci. imprecando contro tutti,
             per assolvere sé stesso, Mussolini si compativa def nendosi un “sognatore naufraga-
             to”, “in realtà - conf dava a Clara il 3 febbraio 1944 - dopo quattro mesi il mio
             bilancio si chiude in assoluto passivo. A poco a poco la mia autorità è stata annul-


             24  benito Mussolini, a Clara. Tutte le lettere a Clara Petacci 1943-1945, a cura di L. Montevecchi,
               Mondadori, Milano, 2011, p. 282.
             25  Cit. in Frederick W. deakin, Storia della repubblica di Salò, Torino, einaudi, 1963, p. 971.

             26
   23   24   25   26   27   28   29   30   31   32   33