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i Carabinieri del 1945 - La LIBERazIoNE
nello stesso tempo, il CLnAi decretò l’unif cazione delle forze partigiane e la
nomina di un comitato insurrezionale composto da Luigi Longo, Sandro Pertini,
Leo Valiani.
La grave crisi della Resistenza, dopo l’estate dei successi, era probabilmente
ignorata o sottovalutata da Mussolini, se l’11 settembre scriveva a Clara Petacci:
“L’audacia dei partigiani cresce colla manifestazione sempre più palese della nostra
impotenza. Ho sempre più netta l’impressione che si va a fondo” . e il 31 ottobre,
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inviando al plenipotenziario del Reich Rudolf Rahn una relazione sulla “situazione
delle bande partigiane”, fece rilevare che dalle informazioni raccolte risultava un
notevole sviluppo dell’organizzazione del movimento partigiano: le bande erano
diventate brigate e divisioni “regolarmente inquadrate e comandate da generali di
carriera sottoposti a uno Stato maggiore generale”, e provviste di un armamento
“ottimo” e dei “materiali necessari”, mentre “in molti luoghi tedeschi sono venuti
a patti modus vivendi con i partigiani, cioè si sono formati veri e propri accordi …
il che ha aumentato il potere e il prestigio dei partigiani”, “l’organizzazione partigia-
na in italia - concludeva Mussolini - con un totale di 100.000 uomini ripartiti in ses-
santa brigate costituisce un pericolo crescente contro il quale non si agisce con la
dovuta ef cacia per molte cause, fra le quali la prima è il frazionamento dei
Comandi, delle forze e delle responsabilità fra italiani e tedeschi .
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nei venti mesi in cui fu a capo della Repubblica sociale, Mussolini non ebbe
alcuna realistica percezione della natura e del signif cato della Resistenza come guer-
ra nazionale di liberazione, oltre che come guerra civile fra antifascisti e fascisti, da
lui stesso innescata quando aveva dato vita a un nuovo regime fascista, vassallo del
regime nazista. Per il duce, la Resistenza era un’accozzaglia di traditori dell’italia
asserviti allo straniero per soggiogarla alle potenze straniere: agli inglesi, agli ameri-
cani, ai russi.
duce di uno Stato senza sovranità, succube impotente di un alleato che aveva
annesso al proprio impero le regioni italiane dall’Alto Adige all’istria, e che in caso
di una vittoria avrebbe comunque assoggettato l’italia a un regime totalitario razzi-
sta, Mussolini visse i venti mesi della Repubblica sociale nella consapevolezza del
proprio fallimento manifestato nelle lettere alla Petacci. imprecando contro tutti,
per assolvere sé stesso, Mussolini si compativa def nendosi un “sognatore naufraga-
to”, “in realtà - conf dava a Clara il 3 febbraio 1944 - dopo quattro mesi il mio
bilancio si chiude in assoluto passivo. A poco a poco la mia autorità è stata annul-
24 benito Mussolini, a Clara. Tutte le lettere a Clara Petacci 1943-1945, a cura di L. Montevecchi,
Mondadori, Milano, 2011, p. 282.
25 Cit. in Frederick W. deakin, Storia della repubblica di Salò, Torino, einaudi, 1963, p. 971.
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