Page 30 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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i Carabinieri del 1945 - La LIBERazIoNE
Mussolini farneticava sulla probabilità che una “massa italo-tedesca di 80-100.000
uomini rovescerà la situazione e se imporrà - come è probabile - al nemico di distrar-
re forze da altri scacchieri operativi, ne verrebbe alleggerito il compito delle vostre
forze armate. io sento che questa operazione, costituirebbe la prima tanto attesa
giornata di sole, dopo tanti mesi di nebbia”. Alla illusione di una ripresa, Mussolini
era stato indotto dalla situazione che si era determinata in italia con la sospensione
dell’avanzata alleata e il successo della controf ensiva nazifascista contro il movi-
mento partigiano: “Tale situazione, malgrado l’avanzata incessante del nemico e il
suo ingresso nella parte inferiore della Valle del Po, è in questi tempi migliorata. i
22 milioni di italiani della Liguria, Piemonte, emilia, Lombardia, Veneto non
attendono più i liberatori. Gli stessi antifascisti non li attendono più con l’entusia-
smo di una volta. Grazie alle azioni compiute dai reparti germanici e italiani il feno-
meno del partigianato è in decadenza e la mia recente amnistia ha condotto alle
caserme o al lavoro parecchie migliaia di giovani” .
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Mussolini manifestò pubblicamente la sua f ducia nella possibilità di una
riscossa nel discorso che tenne a Milano al teatro Lirico il 16 dicembre.
Accennando alle armi segrete tedesche, che, disse, avrebbero cambiato il corso della
guerra, il duce incitò i fascisti a “difendere, con le unghie e coi denti la valle del Po;
noi vogliamo che la valle del Po resti repubblicana in attesa che tutta l’italia sia
repubblicana. […] Faremo una sola Atene di tutta la valle del Po” . il discorso a
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Milano fu occasione del primo e ultimo incontro di Mussolini con la folla, nei venti
mesi della Repubblica sociale. dopo il discorso, il duce girò in auto scoperta per le
vie della città, acclamato da una moltitudine che sembrava subire ancora il fascino
del dittatore, che, per questo, ancora di più si illuse su un mutamento della sorte,
come scrisse a Clara il 20 dicembre:
“da sabato in poi torno a domandarmi sempre un po’ dubitoso: la ruota della
fortuna è tornata verso di me? o sono io che l’ho tirata a me col mio viaggio a
Milano? i milanesi sembrano stupiti del mio ‘coraggio’ di avere girato in macchina
scoperta con assoluta disinvoltura, di essermi esposto per decine di minuti immo-
bile in alto, ottimo bersaglio, sulle pubbliche piazze. Tu sai la mia opinione: un
capo deve sapere rischiare un colpo di pistola” .
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nei mesi successivi, in Mussolini si alternarono quasi quotidianamente illu-
sioni e delusioni.
32 ivi, pp. 977-978.
33 benito Mussolini, opera omnia, a cura di eduardo e duilio Susmel, 35 volumi, Firenze, La Fenice,
Firenze 1953-1961, vol. XXXii, p. 137.
34 Mussolini, a Clara, op. cit., p. 238.
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