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i Carabinieri del 1945 - La LIBERazIoNE




                  nell’autunno del 1944, ci fu anche una crisi della Resistenza politica, provocata
             dalle tensioni interne al CLn fra rivoluzionari e moderati, per le loro divergenti sulla
             concezione ruolo del CLn nella rifondazione dello Stato unitario dopo la liberazione.
             il 12 novembre, in un comizio nella capitale organizzato da socialisti e comunisti,
             Pietro nenni aveva proclamato: “Tutto il potere al CLn”, suscitando reazioni nega-
             tive  da  parte  dei partiti antifascisti moderati,  e  da  parte  dello stesso presidente
             bonomi, che il 25 novembre presentò le sue dimissioni da capo del governo al luogo-
             tenente del regno invece che al CLn, dal quale era stato designato per l’incarico di
             governo. il pericolo di una rottura della coalizione antifascista fu evitato con una solu-
             zione di compromesso proposta dal PCi, accettata dal PLi, dalla dC e dalla dL, per
             un secondo governo bonomi, insediato il 7 dicembre, ma senza la partecipazione del
             Pd’A e del PSi. in quello stesso giorno, i rappresentanti del CLnAi, in piena autono-
             mia dal governo, f rmarono un accordo segreto con gli Alleati, i cosiddetti Protocolli
             di Roma, ottenendo un congruo sostegno f nanziario e militare per il movimento par-
             tigiano. L’accordo fu f rmato dai delegati del CLnAi inviati a Roma: l’indipendente
             Alfredo Pizzoni,  presidente  del  CLnAi,  l’azionista  Parri,  il  comunista  Giancarlo
             Pajetta, il monarchico edgardo Sogno. Gli Alleati erano rappresentati dal generale
             inglese Henry Maitland Wilson. Con i Protocolli di Roma fu stabilita “la più com-
             pleta cooperazione militare” fra il Comando supremo alleato e il CLnAi, incaricato
             di coordinare l’azione delle bande partigiane aderenti al CLnAi con le altre organiz-
             zazioni antifasciste. inoltre stabiliva che per tutta la durata dell’occupazione tedesca,
             il Comando generale del CVL doveva attenersi alle istruzioni date dal Comandante
             superiore alleato, per salvaguardare le risorse economiche del territorio contro incen-
             di, demolizioni e depredazioni da parte del nemico; che il comandante unico del CVL
             doveva essere un uf  ciale accettato al comando alleato, e che nei territori liberati, il
             CLnAi doveva fare “il massimo sforzo per mantenere la legge e l’ordine e per salva-
             guardare le risorse economiche del Paese” in attesa dell’insediamento di un Governo
             militare alleato, al quale, subito dopo la sua istituzione, il CLnAi doveva cedere tutti
             i poteri di governo e di amministrazione precedentemente assunti. inf ne, nelle zone
             liberate, il Comando generale del CVL doveva passare alle dipendenze dirette del
             Comando alleato, e doveva eseguire tutti i suoi ordini, compresi quelli di sciogli-
             mento e di consegna delle armi. Per parte loro, gli Alleati si impegnarono ad assicu-
             rare, per tutto il periodo dell’occupazione nemica dell’Alta italia, l’assegnazione
             mensile di 160 milioni di lire per far fronte alle spese del CLnAi e di tutte le altre
             organizzazioni antifasciste. Quale comandante unico del CVL gli Alleati riconobbe-
             ro la nomina del generale Cadorna, af  ancato dai vicecomandanti Parri e Longo .
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             10  Cfr. delzell, op.cit., pp. 450-451.

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