Page 19 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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GuERRa NazIoNaLE dI LIBERazIoNE




                    nei primi mesi del 1944, lo sviluppo della Resistenza armata fu favorito dagli
               scioperi generali nelle grandi industrie del nord, con l’adesione di centinaia di
               migliaia di operai, come avvenne con lo sciopero generale nell’Alta italia dal 1°
               all’8 marzo, il più grande sciopero di massa nell’europa sotto il dominio hitleria-
               no. Gli operai scioperavano soprattutto per esigenze di sopravvivenza, in un con-
               testo che peggiorava ogni giorno per l’aumento del costo della vita, la scarsità di
               generi alimentari essenziali, la distruzione delle abitazioni sotto i bombardamenti
               alleati.
                    Gli scioperi generali furono comunque uno stimolo per  l’intensif cazione
               della Resistenza armata, che nell’estate del 1944 ebbe una stagione di successi, grazie
               anche all’aiuto da parte degli Alleati, che ef ettuarono lanci aerei di armi, esplosivi e
               di ciò che occorreva per le azioni di guerriglia e di sabotaggio. Secondo un rapporto
               della RSi, le azioni dei “ribelli” erano state 1.942 nell’aprile del 1944, 2.035 a mag-
               gio, e 2.200 a giugno, quando ci furono anche attacchi a caserme e depositi di
               munizioni; gli atti di sabotaggio alle ferrovie passarono da 189 in aprile a 241 in
               maggio e 344 in giugno .
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                    nello stesso periodo, ci fu un notevole aumento degli ef ettivi delle varie for-
               mazioni di bande partigiane, sia politiche sia autonome. inizialmente nel settembre
               del 1943, vi erano in italia 1.500 partigiani, dei quali 1.000 al nord; alla f ne di
               novembre erano 3.800, dei quali 1.650 in Piemonte; il 30 aprile 1944 il numero era
               salito a 12.600/9.000 al nord e 3.600 nel Centro-Sud. di questi, 5.800 erano i par-
               tigiani  delle brigate Garibaldi guidata  del  PCi;  3.500  gli autonomi  delle  bande
               comandate da militari o apolitiche; 2.600 i partigiani della formazione Giustizia e
               Libertà del Pd’A, e 700 i partigiani cattolici.
                    Aggiungendo alle bande armate i “patrioti”, cioè ausiliari, riservisti, collabora-
               tori, staf ette e gappisti, la Resistenza armata contava su 20.000-25.000 militanti .
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               Tre mesi  dopo,  secondo un censimento condotto  da  Parri,  i partigiani  erano
               50.000: dei quali, 25.000 erano garibaldini, 15.000 giellisti, 8.000 autonomi e 2.000
               fra socialisti e repubblicani . Secondo un rapporto della Repubblica sociale, redatto
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               il 15 giugno 1944, i partigiani erano circa 82.000, e l’aumento di 27.000 unità
               rispetto a una precedente situazione era dovuto, secondo i fascisti, ai richiamati i
               quali “non volevano saperne di andare in Germania”, e ai “disertori delle FFAA
               repubblicane”.


               3  Cfr. Charles F. delzell, I nemici di Mussolini, Torino, einaudi, 1966, pp. 389.
               4  Cfr. Giorgio bocca, Storia dell’Italia partigiana. Settembre 1943 - maggio, 1945, bari, Laterza,
                  1971, p. 256.
               5  ivi, p.337.

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