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I Carabinieri del 1945 - la libeRazione
A quel punto, furono in molti a proporre l’eliminazione dei prigionieri, così
da vendicarsi delle violenze subite ma il maresciallo raga riuscì a far prevalere la
ragione e l’umanità: convinse tutti a lasciare i militari legati e distribuì loro cibo e
acqua prima di evacuare il carcere. si concludeva così la seconda “Bef a di
Baldenich” a meno di un anno dalla precedente i tedeschi erano stati nuovamente
ingannati e sconf tti. Il bilancio fu di due tedeschi morti, un detenuto leggermente
ferito e trenta prigionieri; i carabinieri poterono inoltre riabbracciare il brigadiere
Gavino sutgiu, arrestato in quanto partigiano, il quale presentava diversi segni di
tortura, tra cui i polsi lacerati per essere rimasto quasi tre giorni appeso ad una
corda.
5. I combattimenti di Belluno
dopo solo due giorni i carabinieri furono nuovamente impiegati in un cruen-
to scontro volto a liberare def nitivamente la città: i tempi erano ormai maturi e le
truppe alleate sempre più vicine, ma il comando partigiano non voleva attendere la
liberazione passivamente. Ancora una volta i militari furono pronti. Il mattino del
30 aprile, il sottuf ciale ordinò ai suoi uomini di occupare la caserma dei carabinieri
e della guardia di f nanza, mentre reparti partigiani continuavano ad af uire in città.
Cogliendo il momento propizio, i militari presero inoltre possesso del palazzo ove
era sito il Kommandantur, da cui erano fatti segno di tiro di arma da fuoco.
Compiute queste prime operazioni, la città era presa, ma non era ancora
tempo di festeggiare; difatti, raga inviò dieci carabinieri, comandati dal carabiniere
Giuseppe Fugante (rondine), a bloccare l’accesso alla città, presso piazza marconi,
da parte dei rinforzi tedeschi provenienti da Feltre. Il loro compito era quello di
attestarsi presso casa Polit, in località Lambioi, a rinforzo del III settore. Il piano era
di difendere il f anco sinistro dello schieramento da un eventuale attacco; per far ciò
i militari avevano a disposizione una mitragliatrice Breda 37 ed un fucile mitraglia-
tore. raggiunte le posizioni indicate, furono costruite delle zone adibite alla difesa
e ci si occupò del mascheramento delle armi. Alle ore 23:00, furono chiamati a
difendere, dal secondo piano di casa Incis (Piazza marconi, 10) il f anco del capo-
saldo. L’allarme scattò alle ore 02:30 del mattino con la notizia dell’arrivo di una
colonna nemica composta da numerosi mezzi: si trattava di truppe germaniche in
ritirata che volevano attraversare la città, lo scontro era inevitabile.
Gli automezzi avanzavano ignari di quanto stava per succedere mentre i par-
tigiani attendevano, nascosti, il loro passare e così, dopo una breve ma interminabi-
le attesa, quando la colonna fu a tiro, le truppe presenti nel caposaldo aprirono il
fuoco cogliendo di sorpresa il nemico e bloccando la sua avanzata. I gemiti e le urla
dei feriti fecero sì che il gruppo cessasse il fuoco, ma i superstiti ancora illesi ne
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