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I Carabinieri del 1945 - la libeRazione




                  divenne in breve tempo noto tra i partigiani col nome di “lapin” (coniglio in
             francese), comandante del Battaglione X e capo di un GAP (Gruppi di Azione
             Patriottica che si dedicavano ad agguati, sabotaggi ed alla cattura di spie e soggetti
             pericolosi), mentre per i dispacci informativi che inviava al dirigente dei sIP enzo
             da Val (raf aele) si f rmava con lo pseudonimo di L3.
                  I carabinieri si inserirono con accortezza nei comandi tedeschi, ma il più gran-
             de risultato si ottenne col carcere di Baldenich in cui tutti e quindici i carabinieri in
             servizio facevano parte del Battaglione X. In questo modo notizie ed ordini poteva-
             no tranquillamente passare dalle celle alle formazioni impiegate in combattimento;
             inoltre, poiché le sentinelle avevano ordine di segnalare ogni veicolo in transito,
             anche i movimenti dei tedeschi erano divenuti noti; tale conoscenza permetterà
             l’ottima riuscita dei due episodi noti come “bef a di Baldenich”, nonché di nume-
             rose altre azioni.  dopo lo sbandamento a seguito dei rastrellamenti , nell’estate del
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             1944,  il battaglione X fu l’unica formazione partigiana a rimanere a Belluno e fu
             proprio l’abile lapin a ricostituire i collegamenti tra i partigiani e ad ingrossarne le
             f la con incessanti azioni propagandistiche.
                  nel novembre 1944, il Battaglione fu posto ai comandi del Comando Piazza
             Partigiano retto da mariano mandolesi (Carlo), che già da tempo apprezzava le doti
             di questi coraggiosi carabinieri, indi per cui, da quel momento ebbero compiti sem-
             pre più importanti, sempre svolti con il massimo zelo e con la massima dedizione
             alla causa della Liberazione. Fu proprio Carlo a proporre a raga, nel gennaio del
             1945, il comando del IV settore ma egli rif utò poiché ritenne che non avrebbe
             potuto ben  dedicarsi  all’importante compito  essendo già comandante  del
             Battaglione X, capo del sIP e membro della Commissione Provinciale di Giustizia.
             tuttavia, le proposte di incarico per “Lapin” non terminarono; difatti, nel febbraio
             egli divenne comandante della polizia partigiana, un reparto che si occupava di
             ripristinare l’ordine e la legalità nei luoghi che venivano man mano liberati, nel caso
             di Belluno, i partigiani controllavano, di fatto, già molte aree già mesi prima dell’ar-
             rivo  delle  truppe alleate.  In  marzo,  raga  fu  nominato consulente  tecnico  del
             Questore (corrispondente ad un capo di Gabinetto) ma egli rif utò anche questo
             incarico perché  lo avrebbe costretto a lasciare il suo gruppo  di  Carabinieri  che
             ormai contava circa duecento ef ettivi.


             19  nelle memorie di raga, conservate presso l’archivio storico dell’Arma dei Carabinieri, non sono pre-
               senti indicazioni sul contributo dei carabinieri nella prima “bef a di Baldenich” del giugno 1944,
               eppure, è molto probabile come peraltro confermato dalla ricostruzione dello scrittore Bellunese
               Ferruccio Vendramini, che raga abbia avuto un ruolo importante nell’azione, vista l’approfondita
               conoscenza da parte partigiana del numero di guardie, della piantina e, in generale di ogni accesso al
               carcere. tale conoscenza, come anche l’arresto del partigiano “milo” poteva derivare solo da infor-
               matori interni.

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