Page 147 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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l’aRma nel noRd-est: il battaglione X
Fu però verso la f ne di aprile, che si registrò un totale cambio di impiego dei
militari dell’Arma che, difatti parteciparono, per prima cosa, all’occupazione del car-
cere di Baldenich il 28 aprile 1945 e subito dopo, il 30 aprile, occuparono le caserme
dei carabinieri e della Guardia di Finanza della città di Belluno. Inf ne, su richiesta del
comando Piazza, raga inviò i suoi uomini a bloccare l’accesso delle truppe tedesche
alla città dal lato di Feltre. lapin, onnipresente in quei giorni di lotta si recò immedia-
tamente a Cavarzano dove altri carabinieri, aggregati ad un battaglione partigiano,
erano impegnati in aspri combattimenti e lì rimase per coordinare le loro azioni sul
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campo sino al 3 maggio, data in cui cessarono le operazioni militari. dopo la libera-
zione della città, si occupò di ristabilire l’ordine pubblico, di gestire i pochi riforni-
menti disponibili distribuendo alimenti alla popolazione, inf ne, la sua opera si indi-
rizzo verso l’indagine sui crimini nazifascisti compiuti in quel terribile biennio ai
danni della popolazione. di seguito, si riportano alcuni stralci della lettera che inviò al
Comando di Zona Piave il 25 maggio in cui è presente un primo resoconto della sua
attività: non essendo possibile per ora fare una relazione esatta su tutte le atrocità com-
messe dai nazifascisti nei venti mesi di occupazione, si dà a grandi linee un cenno gene-
rico, in attesa che l’Ufficio storico del Comando di zona comunichi, appena possibile,
la storia documentata del martirologio della popolazione di questa provincia, che ha
avuto oltre tremila arrestati politici ed oltre duemila deportati […]. appena si delineò
il movimento partigiano, furono subito iniziati gli arresti e le persecuzioni. gli interro-
gatori venivano fatti con metodi barbari, a furia di bastonate, di torture di ogni genere,
persino usando apparecchi elettrici e culminavano più di una volta con la morte fra gli
spasimi degli arrestati […]. i rastrellamenti e le deportazioni in massa si seguirono a
breve distanza, si accentuarono le rappresaglie. Un atto di sabotaggio, anche fatto dai
soldati tedeschi stessi, un soldato che spariva, anche se disertore, erano sufficienti per giu-
stificare le rapine, le uccisioni, gli incendi e tutti i vandalismi più deprecabili. si ucci-
deva, senza riguardo al sesso ed all’età, si bruciavano case con l’intero mobilio, si brucia-
vano case con tutto il bestiame, e qualche volta, come avvenne a lamon, nella casa in
fiamme si buttò la padrona di casa […]. spesso però, non era neppure necessario un
qualsiasi motivo perché si uccidesse e si torturasse: l’11 settembre 1944 ad esempio il gio-
vane albrizzi luigi fu luigi, da belluno, verso le ore 20:00 veniva ucciso in questa città
mentre transitava in via Carrera recandosi a casa, sorbendo tranquillamente un gela-
to […]. Quante altre impiccagioni, senza alcuna ragione, quante fucilazioni, quante
case, quanti paesi bruciati o fatti saltare con la dinamite! .
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20 era in transito in quei giorni per Belluno una colonna di tedeschi in ritirata e i partigiani ne appro-
f ttarono per sgominarla e liberare la città.
21 Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, direzione dei Beni storici e documentali (AsACC),
documentoteca, scatola 519 fascicolo 8 (d’ora in poi d 519.8).
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