Page 154 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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I Carabinieri del 1945 - la libeRazione
Il maresciallo raga, concluso il suo periodo come comandante provvisorio
dei carabinieri di Belluno ritornò ai suoi doveri di comandante nella sua “vecchia”
stazione e lì vi rimase f no al 15 maggio del 1947 quando fu trasferito alla stazione
di Casola di Lunigiana. Il Gazzettino di Belluno gli dedicò un articolo molto af et-
tuoso per salutarlo: “Anche l’amico Antonio raga ci lascia”; questa prima frase
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ben rappresenta quale fu il rapporto tra raga e la cittadinanza. La sua vita era però
destinata a cambiare perché già nel 1945 partì la proposta per una promozione ad
uf ciale per meriti di guerra. Il capitano testi, comandante della compagnia di
Belluno, nella redazione del suo parere, espresse la seguente considerazione:
“ef ettivamente trattasi di sottuf ciale che col suo lavoro silenzioso e tenace ha
saputo tenere alto l’onore dell’Arma dei Carabinieri dei quali è degno rappresen-
tante, dando inoltre prova di possedere elevate doti morali e militari. I carabinieri
tutti del suo Battaglione avevano per lui profondo attaccamento, stima ed oltre ad
amarlo lo temevano e lo rispettavano ubbidendolo con prontezza” . medesime
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attestazioni di stima pervennero da tutti i vertici del CLn veneto e molteplici furo-
no i resoconti che descrivevano il coraggioso comportamento del militare. durante
gli anni Cinquanta raga fu nominato sottotenente in servizio permanente ef ettivo
e concluse la sua carriera il 31 dicembre 1967 col grado di Capitano.
7. Conclusioni
La storia della resistenza italiana è composta da un complesso intreccio di
microstorie locali unite alle grandi manovre degli eserciti Alleati. Lo storico
roberto Battaglia, nella sua analisi sulla resistenza italiana ben evidenzia la consi-
stenza delle forze angloamericane impiegate in Italia nella fase f nale del conf itto:
diciannove divisioni, tremila pezzi d’artiglieria, tremila e cento carri armati ed
un’aviazione forte di cinquemila aeromobili. I tedeschi, dalla loro parte, potevano
contare su ventisette divisioni (di cui diciotto di linea e le altre di riserva), circa mille
pezzi d’artiglieria, duecento carri armati e sessanta aerei. Le forze partigiane, invece,
disponevano alla f ne di un numero compreso tra i centocinquanta ed i duecento-
mila uomini armati con munizionamento leggero che poco poteva servire nella
prospettiva di scontri prolungati . Alla grande dif erenza negli armamenti si
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aggiungeva la totale avversione da parte degli alti comandi alleati all’utilizzo dei
reparti italiani nella guerra di liberazione.
31 Gazzettino di Belluno 5.12.1946.
32 Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, direzione dei Beni storici e documentali (AsACC),
documentoteca, scatola 519 fascicolo 8 (d 519.8).
33 r. Battaglia, storia della resistenza italiana, 1973, einaudi, p. 618.
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