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I Carabinieri del 1945 - la libeRazione




                  Il maresciallo raga, concluso il suo periodo come comandante provvisorio
             dei carabinieri di Belluno ritornò ai suoi doveri di comandante nella sua “vecchia”
             stazione e lì vi rimase f no al 15 maggio del 1947 quando fu trasferito alla stazione
             di Casola di Lunigiana. Il Gazzettino di Belluno gli dedicò un articolo molto af et-
             tuoso per salutarlo: “Anche l’amico Antonio raga ci lascia”; questa prima frase
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             ben rappresenta quale fu il rapporto tra raga e la cittadinanza. La sua vita era però
             destinata a cambiare perché già nel 1945 partì la proposta per una promozione ad
             uf  ciale per meriti di guerra. Il capitano testi, comandante della compagnia di
             Belluno,  nella  redazione  del  suo parere,  espresse la  seguente considerazione:
             “ef ettivamente trattasi di sottuf  ciale che col suo lavoro silenzioso e tenace ha
             saputo tenere alto l’onore dell’Arma dei Carabinieri dei quali è degno rappresen-
             tante, dando inoltre prova di possedere elevate doti morali e militari. I carabinieri
             tutti del suo Battaglione avevano per lui profondo attaccamento, stima ed oltre ad
             amarlo lo temevano e lo rispettavano ubbidendolo con prontezza” . medesime
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             attestazioni di stima pervennero da tutti i vertici del CLn veneto e molteplici furo-
             no i resoconti che descrivevano il coraggioso comportamento del militare. durante
             gli anni Cinquanta raga fu nominato sottotenente in servizio permanente ef ettivo
             e concluse la sua carriera il 31 dicembre 1967 col grado di Capitano.

             7. Conclusioni
                  La storia della resistenza italiana è composta da un complesso intreccio di
             microstorie locali  unite alle grandi  manovre  degli  eserciti  Alleati.  Lo  storico
             roberto Battaglia, nella sua analisi sulla resistenza italiana ben evidenzia la consi-
             stenza delle forze angloamericane impiegate in Italia nella fase f nale del conf itto:
             diciannove  divisioni,  tremila  pezzi  d’artiglieria,  tremila  e cento carri  armati  ed
             un’aviazione forte di cinquemila aeromobili. I tedeschi, dalla loro parte, potevano
             contare su ventisette divisioni (di cui diciotto di linea e le altre di riserva), circa mille
             pezzi d’artiglieria, duecento carri armati e sessanta aerei. Le forze partigiane, invece,
             disponevano alla f ne di un numero compreso tra i centocinquanta ed i duecento-
             mila uomini armati con munizionamento leggero che poco poteva servire nella
             prospettiva  di  scontri  prolungati .  Alla  grande  dif erenza  negli  armamenti  si
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             aggiungeva la totale avversione da parte degli alti comandi alleati all’utilizzo dei
             reparti italiani nella guerra di liberazione.


             31  Gazzettino di Belluno 5.12.1946.
             32  Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, direzione dei Beni storici e documentali (AsACC),
               documentoteca, scatola 519 fascicolo 8 (d 519.8).
             33  r. Battaglia, storia della resistenza italiana, 1973, einaudi, p. 618.

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