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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli




                  Molte riscoprirono la leggiadria, tutta femminile, d’intrecciare ai capelli una
             coroncina di Qori. le donne maritate erano meno osé e continuarono a coprirsi
             col velo o ad avvolgere il capo, accuratamente rasato (per evitare i fastidiosissimi
             pidocchi) con larghe bende bianche che coprono pure la fronte e le guance Qno
             al mento. i capelli erano ancora tra le parti del corpo che non era bene, per una
             signora, scoprire. durante l’età comunale, le donne ricche urbanizzate poterono
             diventare commercianti come i loro mariti o addirittura Qnanziatrici; le donne
             della borghesia lavoravano nelle industrie tessili e nella fabbricazione della birra.
             anche nelle città, specialmente nell’alto Medioevo, le donne comandavano servi-
             tori di ogni sorta, numerosi quanto nelle campagne, a seconda della ricchezza e
             attività della famiglia. aiutavano i mariti nella vendita di prodotti artigianali, un
             po’ di tutto: manici di balestre, tasche da sella, cinture di cuoio, speroni, saponi,
             pergamene,  spezie  importate  dall’oriente,  tessuti  e  Qlati  di  lana.  per  gestire  il
             commercio fu necessario sapere leggere, scrivere e far di conto. nacquero così
             scuole per ragazze borghesi tenute da beghine o suore dei diversi ordini che desi-
             deravano rompere il monopolio ecclesiastico e maschilista della cultura. le arti-
             giane presenti in alcune città, proprio come i loro equivalenti maschi, si organiz-
             zarono in gilde. anche se le mogli erano obbligatoriamente sottomesse all’auto-
             rità maritale, esse riuscirono a mantenere ancora certi diritti.
                  tra il Xii secolo e la seconda metà del XiV secolo nacque l’inquisizione. la
             santa sede, ritenendo insu)cienti alla repressione dell’eresia catare e valdese i
             mezzi ordinari e l’autorità vescovile, nominò propri delegati inquisitori con l’in-
             carico di ricercare e giudicare gli eretici. il processo si divideva in diverse fasi: la
             denuncia, l’inchiesta e il processo vero e proprio. la denuncia poteva avvenire sia
             da parte di un accusatore che aveva delle prove, sia da parte di un accusatore senza
             prove ma che godeva di buona fama. dopo l’inchiesta l’imputato veniva arresta-
             to,  ma  non  sempre  andava  in  prigione,  a volte veniva  rilasciato  su  cauzione.
             l’imputato non poteva sapere né per cosa era stato accusato né chi fossero i testi-
             moni Qno al processo. per ottenere delle confessioni certe, e così poi sottoporle al
             processo, si usavano spesso le torture. le torture più comuni erano la corda, la
             ruota, la frusta e la lapidazione. alcune streghe resistevano alle torture e venivano
             rilasciate, altre non ce la facevano e confessavano anche reati non commessi, per
             evitare di so/rire. dopo la tortura e la confessione, si decideva come la strega
             doveva essere uccisa in base al fatto compiuto; venivano condannate per strego-
             neria, eresia, omicidio, avvelenamento o satanismo. le modalità di esecuzione
             erano diverse: il rogo, l’impiccagione e lo schiacciamento da pietre. con l’inqui-
             sizione la donna viene ritenuta rappresentante del diavolo sulla terra, capace di
             trarre in inganno l’uomo spingendolo al peccato in qualsiasi modo.

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